Archivi del mese: marzo 2006

Marjiane Satrapi è una fumettista iraniana di 37 anni. Oggi vive a Parigi ma in passato è stata testimone dei difficili periodi politici che hanno contrassegnato la storia del suo Paese negli ultimi trentanni.
Nei suoi fumetti è sempre lei la protagonista, spettatrice e attrice di un mondo che fatica a cambiare anche sotto le spinte progressiste. E ci mostra le contraddizioni a cui va incontro un Paese in cui il fondamentalismo si è inscritto su un tessuto sociale liberale, in cui la repressione ideologica ha portato quasi più morti che la guerra. Il tutto con un tratto marcato ma semplice, lineare eppure efficace nel rappresentare anche le situazioni più tragiche senza rinunciare allironia. Taglia e cuci è un’opera che racconta, in forma di pettegolezzi tra amiche,  storie di donne iraniane. Piccole e grandi contraddizioni di una società divisa tra i pudori dellislam e lafflato di occidente. Donne in bilico tra la sete di indipendenza e la paura di restare sole, in un contesto sociale in cui una donna, da sola, vale spesso meno che niente. Se qualcuna di loro riesce ad affrancarsi dalla schiavitù maschile grazie allarte, qualcun altra resta succube anche volando in occidente, alla ricerca di uno stile di vita più libero solo nelle apparenze.   La guerra dei sessi è la stessa in oriente e in occidente; solo, da loro occorre aguzzare lingegno più che da noi. E se le donne iraniane oggi possono permettersi di non considerare la verginità come un bene prezioso da conservare fino al matrimonio, è forse solo perchè la moderna chirurgia plastica permette di ricucire quel che le vicissitudini di una soddisfacente vita sessuale hanno rotto. Donne dellalta borghesia che hanno i mezzi per nascondere i peccati di gioventù, ma che sognano spesso, come tutte le altre, un principe azzurro persiano che le conduca nel ricco occidente, dove potranno girare senza il velo in testa, vestite come le ballerine di La Satrapi ci racconta un mondo che, tra le quattro mura di casa, spesso non è molto diverso dal nostro. Anche se nessuna di quelle donne può uscire di casa a capo scoperto.
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Archiviato in deliri a strisce

Credo di poter dire di essere stata sconfitta. Di non aver realizzato neanche un briciolo del mio potenziale. Di essere già sulla strada che mi porterà a diventare concime per i fiori. Eppure ho sempre colto lattimo. Si vede che non era quello giusto.

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Archiviato in acqua calda

Sono riusciti a cambiarmi. Ci sono riusciti, lo sai.
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Archiviato in le parole degli altri

La Rosa Purpurea del Cairo


Capita di guardare un film e sentirsi perfettamente rappresentati dallimmagine sullo schermo. Capita di vedere un film esattamente nel momento giusto per amarlo e sentirsi parte del film stesso. E quello che mi è capitato ieri con questo film. Si considera superficialmente Woody Allen come un buon regista di commedie e spesso si sottovaluta la sua personale visione del mondo. In base al luogo comune che quando una persona sa far ridere, è una persona essenzialmente contenta e ottimista, si ritiene che Allen appartenga a questa schiera di vivaci cuorcontenti.
Niente di più sbagliato, in questo caso, e chi Allen lo conosce almeno un pochino non potrà che convenire con me. La Rosa Purpurea del Cairo sembra una bella commedia sotto il segno dellassurdo e dello straniamento, ed è, invece, una impietosa parabola sulla vita reale, oltre che una critica feroce ad un certo tipo di cinema che, sopratutto ad Hollywood, non è cambiato dal 1940.
Lo sappiamo tutti, che la vita non è un film. Ma cosa succede se il personaggio di un film entra nella vita reale? Succede quello che succedeva nel tanto osannato manga Video Girl Ai. Che lesperimento ha successo solo se il personaggio viene a contatto con un Cuore Puro. Il punto è che nella realtà un cuore puro non esiste. Siamo tutti, più o meno, condizionati dal voler correre dietro ai nostri interessi. E basta solleticare un poco la nostra stolida vanità perché cadiamo nella rete che gli altri ci tendono.
E così il destino della "pura" Cecilia è quello di fidarsi e perdere tutto. Lei, che è più vicina a un personaggio di fantasia che alla gente che la circonda nella realtà, compie lo stesso peccato di fiducia commesso da Tom e vede sfumare sotto i propri occhi un sogno che è diventato realtà e che dalla realtà è stato spezzato e distrutto. Colpisce come lo sguardo di Jeff Daniels alla fine del film sia simile a quello di Jhonatan Rhys – Mayers in Match Point. Entrambi hanno appena commesso un delitto. Entrambi riflettono su quanto sia dura dover sopravvivere sulla pelle degli altri. Entrambi, probabilmente, non resteranno con quel peso a lungo, come Martin Landau in Crimini e Misfatti.
La realtà distrugge ogni fantasia, perchè la fantasia è destabilizzante, la fantasia fa paura. Ma nella fantasia possiamo continuare a rifugiarci, fingendo che sia una vittoria sulla realtà. Immaginando che ci sia, in cielo o in terra, un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto (cit.).
Questo è tutto quanto ci sostiene in vita. Bisogna essere folli come Cecilia o insensibili come il suo grezzo marito per poter continuare a vivere.
Chi possiede a un tempo la sensibilità e la saggezza è destinato a perire sotto i colpi della vita. A meno che il Fato non realizzi per lui la felicità.




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Lotto Marzo

8 marzo, Giornata della Donna. Avrei dovuto impegnare la giornata seriamente con un bel convegno sul ruolo della donna nella società moderna, ma sono costretta a casa e quindi mi adopero a diffondere il mio Verbo tutt’altro che illustre attraverso le pagine di questo languente blog.
Molti si chiedono che senso abbia al giorno d’oggi la sussistenza di una Giornata della Donna, dal momento che la parità tra i sessi è nominalmente raggiunta. Non avrebbe in effetti alcun motivo di esistere se non fosse che l’apparato mediatico l’ha trasformato, con la consueta lungimiranza, in una insulsa "Festa della Donna", parente impegnata di San Valentino, per la gioia di fiorai, pasticcieri e ristoratori, nonché dei tanti tomi impomatati che ci propinano come sex symbol e girano di discoteca in discoteca ostentando le loro grazie efebiche.
Logico che poi gli uomini ci ridano dietro. Se la premessa che ogni donna è libera di scegliere da sé il proprio divertimento è sacrosanta, ciò che ne consegue ha molto di imbarazzante. Non ho avuto mai il dispiacere né la fortuna di assistere ai famosi "spogliarelli maschili" ; alcune conoscenti mi hanno assicurato trattarsi di uno spettacolo emozionante. Sarà così; certo è che quando un uomo si spoglia davanti a me in genere mi aspetto che dopo arrivi qualcosa di diverso da un saluto a mano aperta e se tutto va bene un bacio sulla guancia. Se agli uomini piace arraparsi senza concludere niente, lasciamoglielo pur fare. Dopo tutto se lo fanno è perché secoli di morale cattolica non hanno concesso molto di più ai loro desideri di trasgressione. Ma scimmiottarli in questo modo, ignorando a bella posta che la nostra sessualità si manifesta di rado attraverso l’eccitazione da stimolo puramente visivo, mi sembra piuttosto degradante.
E tuttavia trovo che con gli spogliarelli maschili non si sia ancora toccato il fondo. Ormai ben sappiamo che esiste un solo organismo capace di farci toccare il fondo della volgarità e dell’insulsaggine: la televisione, tanto per cambiare. Ecco dunque i vari Troppo Belli che non hanno neanche bisogno di spogliarsi per attirare le voglie femminili: basta la loro presenza ad alzare magicamente il livello degli ormoni. La genialità della cosa è sottile: le donne si eccitano più con le parole e le situazioni che con gli occhi, quindi vendiamo loro personaggi, ricchi di promesse non mantenute, e cadranno ai loro piedi. Regaliamo il principe azzurro vestito da Cavalli e si sentiranno immediatamente al culmine della felicità.
Che spreco. Decenni di lotte e di donne morte ammazzate brutalmente per poter andare la sera dell’8 marzo in discoteca a guardare due cazzoni.

 

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Volti



 Se mi fosse concesso di scegliere un volto per la mia prossima vita, credo che sceglierei tra quello di una di loro.
La purezza di Rachel, la passionalità composta di Kate, la pura bellezza di Liv o lalgida fierezza di Uma.
Il problema sarebbe solo riuscire a scegliere…

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Stamani ero accoccolata al caldo sotto il piumone e mi è tornato improvviso alla mente il ricordo della mia vecchia casa di studente.
Una casetta di bambola, due stanze più bagno e cucina, tutto in rigorosa miniatura, tanto che quando eravamo sedute a tavola non si riusciva ad aprire la porta della mia stanza. Una casetta piccola e fredda, con i muri sporchi, le stufe elettriche, le imposte di legno che rattoppavamo alla meglio per non lasciare entrare gli spifferi. La sera tiravo il piumone fin sopra la testa per non sentire laria umida e gelida, e al mattino, quando finalmente riuscivo ad uscire da sotto le coperte, bevevo un gran tazzone di latte bollente per riscaldarmi.
Dividevo quella casa angusta con una ragazza silenziosa e lieve, quasi un fantasma che si aggirava tra la sua stanza e la cucina, avvolta tutto il giorno in una coperta verde. Allinizio era talmente silenziosa che me ne spaventai, attribuendo il suo silenzio a qualche mio incomprensibile sgarbo. In seguito le vicine mi rassicurarono, era taciturna per natura. Il silenzio faceva parte del suo misterioso fascino, e la maggior parte dei miei amici ne restava incantato. Merito anche degli occhi da gatta e dei suoi modi placidi, rassicuranti.
Non credo di aver mai compreso appieno, nei quasi sette anni passati insieme, il segreto della sua vita silenziosa. A volte si llasciava andare a rade confidenze, ma era più quello che lasciava immaginare che ciò che rendeva esplicito.
Quando sono arrivata in quella casa, lei era lì. E quando me ne sono andata cera ancora: si preparava ad aspettare unaltra coinquilina, unaltra sconosciuta, forse dieci anni più giovane di lei, con cui dividere i suoi silenzi.
Credo sia ancora in quella casa, nonostante siano passati altri  quattro anni. Mi piace immaginarla seduta sulla sedia mezza rotta della cucina, a sorseggiare il suo tè, nella tisaniera che aveva dipinto  lei stessa.
O forse è altrove, ha trovato la sua strada, e vive una dannata vita normale comè il sogno e la condanna di tutti noi.

 

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