Archivi del mese: giugno 2006

Bon, oggi devo proprio in qualche modo sfogarmi. Ho deciso che mi sposerò in comune, va bene? Lho deciso io perchè so io in cosa credo e in che cosa non credo e non devo darne giustificazione a nessuno. Sono solo cazzi miei. Quindi vorrei dire a tutti quei maledetti impiccioni che fanno quella faccia, o che dicono: "ma che peccato!", o che insistono con il volermi convertire, o che ancora sostengono che il matrimonio al di fuori della Chiesa non ha senso, che  io ho preso la mia decisione, lho ponderata, non tornerò sulla mia idea e quindi la smettano una volta per tutte di rompermi i coglioni.

Non gliene deve fregare niente se sono atea, agnostica, gentile o buddhista. Non gliene deve fregare niente a nessuno dei motivi che mi spingono a prendere una tale decisione perchè non sono cazzi loro, punto.

Ma scusate.  Immaginate che uno venga da voi e vi dica: "Lanno prossimo mi sposo, ho  prenotato la chiesa tal dei tali". Immaginate che voi gli diciate: "Ma come, ti sposi in chiesa?" e poi, con aria schifata: "Ma sei cattolico?" per poi continuare: "Ah, ma perché ti sposi in chiesa, ma non va bene, ma non vorrai davvero fare una cosa del genere, ma non è mica giusto… scusa ma come mai credi in Dio? come mai vai a messa? … ma a proposito ci vai a messa? No perché io mi ricordavo che la domenica andavi a giocare a calcetto, non sapevo che andassi anche a messa… ah infatti non ci vai, mi pareva… e allora perché ti sposi in chiesa?"

Non credete che il tipo in questione avrebbe tutto il diritto di dirvi "Fatti i cazzi tuoi!"? Non credete che sareste per lo meno giudicati persone maleducate, o prive di tatto, per non dire impiccione, false, sputasentenze e petulanti?

E allora perché se al contrario dico che non ho nessuna intenzione di sposarmi in chiesa la gente deve sentirsi in dovere di mettersi a discutere le mie scelte? Perché si deve arrogare il diritto di giudicare la mia "una posizione di comodo" o "una scelta controsenso"? No, dico, cosa dà alla gente questa arroganza? Cosa può far credere al primo cretino che incontro che la sua idea sulla mia vita possa per me contare qualcosa?  E infatti il punto è anche questo:  potrei capire se a chiedere le ragioni di una scelta fossero i miei amici, o i miei parenti, o il parenti di lui. Invece no, gente con cui non ho nessuna confidenza, colleghi di lavoro, conoscenti, amici degli amici si sentono in diritto di mettere il becco nelle mie personali faccende.  Ve lo dico io cosa li spinge: la fottuta voglia di andare in Paradiso. Pensa che gran premio convertire un ateo, farlo passare dalla parte dei buoni, spegnere con lacqua santa i suoi bollori infernali. Ma levatevi. Pensate piuttosto alle vostre belle facce di culo che sono andate in Chiesa, davanti a un prete, sorridenti e immacolate quasi  foste davvero vergini come cristo comanda, a prendere in giro il vostro dio e voi stessi. Pensateci, prima di aprire bocca e giudicare. Perché la mia coscienza non ha niente da rimproverarsi. Perché sono coerente con le mie scelte, perché se fossi cattolica andrei a messa tutte le domeniche, sarei ancora vergine e non mangerei carne in quaresima. Perché sono convinta che se si accetta che la chiesa sia la testimone di Dio in terra poi non si possa pensare di venire a patti con essa. E se non lo si accetta, non ci si può nascondere dietro la sottana di un prete ogni volta che il mondo ci fa paura.

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Tanti Auguri a Nicole Kidman che  sposa il suo fidanzato Keith Urban con cerimonia cattolica a Sidney. Mi sono chiesta come avrebbe fatto a sposarsi in Chiesa dal momento che era divorziata. La risposta è molto semplice: il matrimonio precedente non aveva nessun valore per la Chiesa Cattolica in quanto celebrato secondo il rito di Scientology. E naturalmente nessuno tra i porporati ha storto il muso al pensiero di avere tra le file dei fedeli un personaggio così in vista, ghiotta occasione di farsi pubblicità.

Penso ai milioni di cattolici, sposati con il rito di Santa Romana Chiesa, che hanno dovuto divorziare, magari da un marito violento, da una moglie infedele, contro la loro stessa volontà, e che per questo non solo non possono riaccedere al sacramento matrimoniale, ma nemmeno alla comunione. Mi piacerebbe proprio capire in base a quale perversa logica i loro peccati sono più grandi di quelli della Kidman,  per quale oscuro motivo aver mantenuto la propria religione per tutta la vita comporti il perverso esito di doverla perdere.

Evidentemente nemmeno la legge di Dio è uguale per tutti.

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Pittare


Apprendo solo oggi, con grande meraviglia, dalla Doroty, che questo termine in italiano non esiste. O meglio, esiste, ma nel significato di strattonare lamo, da parte del pesce. Niente a che vedere con la pittura. Vivo in un  pozzo di ignoranza di cui non riesco a vedere il fondo…

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Capita di andare a tagliarsi i capelli e di trovarsi tra le mani le famose  riviste "da parrucchiera" ossia i vari Gente, Oggi, Chi, Novella 2000 e via cantando.
La mia parrucchiera, pur essendo una signora di mezza età molto giovanile e non priva di una certa classe, non fa eccezione alla categoria. Appena mi siedo sulla poltrona, la zelante apprendista mi mette sul tavolo due o tre di quei malefici mucchi di carta stampata.
Io li guardo schifata ma dopo dieci secondi sono lì che divoro gli ultimi pettegolezzi sul figlio di Totti, le foto della Ferilli nei panni di una paffuta Dalida e le scorribande del figlio di Carolina di Monaco (quando arrivano sopra i quaranta, le principesse non fanno più notizia, così si passa alla generazione successiva).
Mi così cade lo sguardo su una rubrica di "sessuologia" (!) curata dal sessuologo che una volta conduceva con Camila la trasmissione Love Line su La Sette. Non facciamo il nome per non fare pubblicità.
Siccome lui è un gran figo che, ogni qual volta vedevo la trasmissione, mi faceva venir voglia di testare lapplicazione pratica delle sue teorie (per un puro interesse scientifico, ovviamente) mi sono soffermata a leggere. Si trattava di una serie di lettere dei lettori che esponevano le loro problematiche sessuali allesperto, il quale forniva poi la risposta ovvia che qualsiasi persona di buon senso potrebbe fornire in questi casi.
Insomma, comincio a leggere la prima lettera, e apprendo che cè un tizio che riesce a "raggiungere la gioia" solo visitando siti internet porno. Ahahahaha, ridacchio tra me, che perifrasi del cacchio che usa sto frustrato. Vado avanti nella lettura e scopro che non riesce a "vivere lintimità" con una donna perché non riesce a "stare bene" (questultima perifrasi cho messo un po a capire che cosa voleva dire). E lo credo, mi sono detta, coglion mio. Già pregustavo la risposta del sessuologo strafigo, per raggiungere lorgasmo bla bla bla,  quando fai lamore con una donna bla bla bla… Invece, andando avanti nella lettura, mi accorgo che il sessuologo gli risponde: per raggiungere la gioia bla bla bla e quando vivi lintimità e vedrai che riuscirai a stare bene. Ora, il sessuologo è un gran piacione, ma evidentemente non è cretino, quindi se ha deciso di usare questo linguaggio da focolarino ci devessere un motivo più profondo del compiacimento dellaltrui pazzia… infatti, leggendo le altre lettere e relative risposte, mi sono accorta che si tratta di una specie di linguaggio in codice della rubrica. Ora io mi chiedo: in un giornale che mostra ogni due pagine le puppe al vento di una velina e le chiappe strabordanti dal perizoma, è così scandaloso parlare di orgasmo e di erezione? E così terribile dire: non riesco a fare sesso con una donna, non riesco a farci lamore?
La conclusione che ne traggo è che siamo sempre i soliti merdosi italiani cattocomunisti. Sui nostri giornali ci sono più foto di donne nude che in tutti gli altri paesi dEuropa, ma non si può parlare di orgasmo multiplo, pena la castrazione intellettuale. Perché? Perché il giornale potrebbe finire in mano a un bambino?
A questo punto farò una confessione. Confesserò che quando ero bambina, avrò avuto circa sei o sette anni, mi capitò tra le mani una di queste riviste, con delle foto di Daniela Poggi in toppless. Ricordo di essere rimasta molto colpita dalle foto di Daniela Poggi, tanto che conservo tuttora dentro di me la loro vivida immagine, ma se dovessi dire che cosa ci fosse scritto su quel giornale… boh! Cosa volete che importi a un bambino di andare a leggere una pagina fitta fitta di lettere quando può saziarsi gli occhi con duecento immagini "proibite"?

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A volte penso che alla fine si viaggia solo per vedere altre forme di vita quotidiana. Ad attirarci non sono tanto i monumenti straordinari – come il Taj Mahal o le Piramidi – quanto le storie ordinarie che li circondano e li inseriscono in un contesto.

Queste parole di Pico Iyer, giornalista e scrittore anglo-indiano, descrivono in modo perfetto quello che io intendo con il verbo "viaggiare".  Che è cosa molto più difficile di quanto si pensi. Per entrare nella cultura di un popolo non cè in effetti altro mezzo se non vivere la sua vita quotidiana, quella che resta fuori dagli alberghi, dai monumenti, dai negozi di souvenirs, dagli itinerari turistici.
Quella vita quotidiana che richiederebbe, per esser conosciuta, lunghi soggiorni in case in affitto gomito a gomito con gli autoctoni. Cosa non facile da vivere in Europa, pressoché impossibile fuori. Ho sempre invidiato i miei amici partiti in Erasmus e tornati con un accento diverso, una nuova luce negli occhi e una valanga di ricordi che non si possono dividere, non si possono spiegare.
Sento spesso dire, nei giochi a premi, "se vincessi farei un bel viaggio" "farei una bella crociera". Niente di tutto questo. Se diventassi milionaria, mi prenderei il vantaggio di poter vivere un anno a Parigi, un anno a Londra, un anno a Granada, un anno migrante nelle campagne irlandesi.
Perché la conoscenza viene dallesperienza, lesperienza dalla vita di ogni giorno. Studiare, leggere… certo che serve. Come serve girare il mondo accontentandosi delle pillole, dei bignami che scaturiscono dalle labbra di volenterose guide turistiche. E meglio che restare chiusi nel proprio guscio a contare le ore che ci separano dal niente. Ma vivere, anche per poco, una quotidianità diversa, è come guadagnarsi unaltra vita. Come rendersi la vita più larga, invece che più lunga.


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Nel 1978 avevo un anno e mezzo scarso, ma le cronache di famiglia riportano che gridavo: “Itala!!! Itala!!!” assieme ai miei davanti alla tv.

 

Del 1982 ricordo solo vagamente una grande festa in piazza piena di gente matta e urlante.

 

Nel 1986 avevo l’album con le figurine dei mondiali che regalavano con Il Giornalino, illustrato dai funghi viventi di Luciano Bottaro. Da qualche parte devo avere ancora conservata una figurina feticcio di Michel Platini in maglia blu della nazionale francese. Credo di aver amato il calcio, nella mia infanzia, perché amavo Michel. Il primo di una lunga serie di francesi  () che mi hanno strappato l’anima dal petto. Ma questa  è un’altra storia.

 

Anno 1990, vivevo i mondiali in trasferta in Toscana.  La mia esaltazione per gli eroismi nostrani era portata al culmine dalla visione giornaliera dei Cavalieri dello Zodiaco. Avevo la lacrima facile e come piansi per l’affondamento del corpo della madre di Cristal e il sacrificio di Sirio il Dragone (sto facendo un po’ di casino, mi sa, ma sono pur sempre passati sedici anni), così bagnai il cuscino di lacrime per quel maledetto goal di Caniggia che ci levò la speranza di essere vincitori in casa. 

 

Quattro anni dopo ero già una donnina, ancora non la davo in giro (mi fregiavo d’essere una donna di sani principi) però molleggiavo con uno sfigato di prima che mi portava persino allo stadio in mezzo agli ultras. Naturalmente ogni partita dei mondiali andava vista, studiata e commentata insieme ai suoi amici del cuore. Doveva esserci però qualcosa che non andava sul serio se ogni volta che l’Italia segnava lui correva ad abbracciare il suo amico lasciandomi ad esultare da sola, come il cornuto della pubblicità Coca Cola.  Furono dei mondiali frustranti, nonostante la finale con il Brasile. Anche perché Sacchi era proprio una faccia di culo.

 

Nel 1998 ero al culmine d’una storia d’amore tempestosa con un arbitro di calcio che mi concedeva di vedere le partite insieme a lui purché mantenessi un dignitoso silenzio ed evitassi commenti scurrili o inopportuni. Credo che fosse lui a frustrare per sempre il mio amore per questo sport crudele ma foriero di fugaci soddisfazioni. Quando sei sermpre a contatto con uno che ci vive dentro, cominci a sentire la puzza del marcio.
Sarà per questo che quest’anno non sto guardando neanche una partita. Vorrei poter dire che ho di meglio da fare. Ma chi volete che mi creda…

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E possibile che quello nella foto sia uno dei posti più belli del mondo. E possibile che luomo, in questo posto, sia riuscito ad eguagliare in bellezza la natura. E possibile che nella Mezquita di Cordoba si respiri quellInfinito che altrimenti si può ritrovare solo sullermo colle o in  una cupa foresta. E possibile che lislam abbracci il cristianesimo come la Mezquita racchiude e protegge la piccola chiesa allinterno. E possibile che per una volta le due culture convivano, che lamore per larte e la bellezza metta a tacere la tracotanza del vincitore e la sua sete di vendetta.

E possibile. E realtà.

Una di quelle realtà che fanno ben sperare per il futuro. Una di quelle realtà uniche, ben più che rare.

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