Archivi del mese: luglio 2006

Ci sono diversi motivi per cui odio prendere la macchina e andare al mare durante il week end. Il principale è il maledetto traffico che devo già sorbirmi per andare a lavoro durante la settimana. Ma non è lunico.

Venerdì torna la Doroty e la prima cosa che mi dice appena entrata in macchina è: "Domani mattina andiamo al mare, vuoi venire?"

Ora, si suppone che quando qualcuno ti rivolge un invito ad accodarti a un gruppo, il gruppo sia già organizzato per partire. Quindi rispondi di sì confidando sul fatto che non avrai sbattimenti e che, al limite, potresti anche cambiare idea allultimo momento. Naturalmente però ogni regola di buon vivere viene a cadere quando si ha a che fare con la mia dolce sorellina. In capo alla serata sera già deciso di prendere la mia macchina, in quanto unico mezzo di locomozione dotato di aria condizionata (nonchè, immagino, di freni funzionanti). Il dottor Kenz e la Doroty si mettevano daccordo per vedersi sotto casa mia il sabato mattina alle nove e mezza, visto che il doc doveva prima passare in banca (di sabato mattina, ovvio). Allultimo minuto si accodava anche il cuginetto sedicenne, entusiasta di scampare per un giorno la sua noiosissima vacanza dai nonni.

La Doroty si è alzata, come al solito, già sclerando. Prende il decaffeinato perchè se bevesse il caffè normale le verrebbe un collasso. Il dottor Kenz chiama un quarto alle nove per comunicare che ha già finito in banca, e sta venendo a casa nostra. La Doroty comincia  a stressarmi: "Sbriiiiiiiigati, che Kenz da un momento allaltro è quiiiiiiiiii!" Nel frattempo lei cambia quattordici costumi e duecento completini da mare.

Seguono dialoghi al limite del surreale. "Io mi sto prendendo la bottiglia dellacqua!!!" "Prendine una anche per me, per favore" "BAH! OH! Qui sta il frigorifero!!! Prenditela da sola!!!" "Occhei, qui stanno le chiavi della tua macchina, vattene al mare da sola"

Alle nove e mezza io sto cercando disperatamente gli occhiali da sole da battaglia e la Doroty urla fuori di sè: "Ma dove cazzo è finito il dottor Keeeeeeeeeenz?" continuando a fargli frenetici squilli sul telefonino, pur essendo ancora mezza svestita. Alle nove e trentacinque il dottor Kenz, stanco di sentir squillare il telefono ogni dieci secondi per tre secondi, si decide finalmente a chiamare.

"Sono in piazza, mi passate a prendere?"

La Doroty gli sbraita: "Scendi fino alledicola!" dopo di che si  avvia da sola verso la mia macchina, mentre io sto ancora cercando i dannati occhiali.

Finalmente li trovo e scendo in cortile. La Doroty è in piedi accanto alla macchina, a braccia conserte, e mi sta guardando con odio. Partiamo, prendiamo Kenz sotto ledicola (anzi a momenti lo "prendiamo" in pieno, data la folle velocità a cui mi costringe la pazza), poi carichiamo anche il cuginetto. Appena Kenz entra in macchina la Doroty lo assale con un fuoco incrociato di parolacce e discorsi sul rispetto e la puntualità, al che il doc le ricorda con nonchalance il ritardo di mezzora della sera prima. Tremo al pensiero della risposta che cade puntuale come una mannaia: "Ah, ma lì è stata colpa di Lilian!"
Fingo di non sentire e scarico il mio nervosismo su un povero cristo che va a settanta allora, insultando i suoi parenti di sesso femminile fino alla quarta generazione. Al che la Doroty mi ricorda indignata che in macchina cè un minorenne.
Metto su Ten dei Pearl Jam e prendo a correre gasata dalla musica. Nelle retrovie cè silenzio e persino lei si mantiene allo sportello senza osare dire altro che "oh!" e "uh!" ad ogni curva presa in velocità.
Stranamente il traffico sembra scorrevole. Sono già sollevata e rilassata quando, a due terzi del tragitto, il dottor Kenz esordisce: "Ma vedi che non dobbiamo andare a Metaponto."
"Eh? E dove vorresti andare al mare?"
"Che domande… a San Basilio."
"E dove minchia è????"
"Allunghiamo solo cinque chilometri, non ti preoccupare, devi prendere la 106"
Tutto sommato non è un gran problema, penso. Lo penso fino a quando non imbocco la 106 e mi trovo davanti una cordigliera di auto e camion in fila che cammina a passo duomo. "Ci sarà lautovelox" penso, cercando di essere ottimista. Invece no. Sono cinque chilometri di fila fino al mare.
A questo punto sono io ad essere nervosa e la Doroty che cerca di calmarmi. "Dai, siamo quasi arrivati. Eh vabbè, non è mica sempre così, ci sono i lavori" ma naturalmente la sua diplomazia dura poco. "Ma te la vuoi prendere con me? Eh? Che cazzo ne sapevo io che cerano i lavori sulla 106! Stai a vedere che adesso è colpa mia! Io manco ci volevo venire, al mare!"
Roba da spararle in bocca. Insomma, come è e come non è alla fine arriviamo al mare, e sono le undici. Due bagni, un po di sole, una passeggiata, e alluna e mezza la Doroty avvista una cavalletta posata sullombrellone dietro il nostro. Comincia a sentirsi nervosa.
"Forse sarebbe ora di andare…"
"Col cazzo, non mi faccio due ore di macchina per stare due ore al mare" mi verrebbe da risponderle, ma siccome è pur sempre la sorellina minore, dico compiacente: "Va bene,quando vuoi andare via dillo"
Passano altri cinque minuti ed avvista unaltra cavalletta sul cestino dei rifiuti.
"Basta!!! Non ne posso più di questo mare infestato di cavallette!! Andiamocene!!"
Mio cugino e il dottor Kenz mi guardano con aria rassegnata.
Sette euro di ombrellone, dieci di benzina e otto di gelato. Il tutto per stare due ore al mare. Ecco il motivo per cui odio prendere la macchina  e andare al mare durante il week end…

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Quest’anno compirà (o ha già compiuto, non abbiamo granché idea della sua data di nascita) nove anni, ed è ancora arzilla come un tempo. Anzi, da quando due anni fa la Doroty l’ha fatta finalmente sterilizzare sembra diventata più intelligente e meno fifona.
Ce la portò un amico della Doroty, un pomeriggio dell’autunno del ’97. L’aveva trovata nei dintorni della stazione, magra e spaventata, ed era riuscito a prenderla, credo, solo grazie al fascino dei suoi occhini verdi da diciottenne fricchettone. Fin da allora infatti la zoccoletta è stata attratta dagli uomini giovani e ben messi.
Sulle prime, fu una guerra. Il Cancelliere non voleva saperne di avere altri gatti per casa dopo che Romeo, un europeo tigrato dalla stazza imponente, era fuggito facendo sprofondare la Doroty nello sconforto. Così fu ingaggiata una seria battaglia generazionale a cui io assistevo le poche volte che tornavo a casa dall’università e che si articolava in questo modo:
Il Cancelliere veniva graffiato dalla gatta, o la gatta aveva sporcato a casa, o la gatta miagolava di notte.
Il Cancelliere guardava con odio la gatta e sentenziava: “Questa gatta di qui se ne deve andare”
La Doroty guardava il Cancelliere con altrettanto odio e dichiarava: “Allora me ne vado pure io”
Seguiva una sfilza di “E vattene!”, porte sbattute, crisi isteriche, il tutto sotto gli occhi terrorizzati della gatta, la quale non capiva assolutamente quale fosse per lei il pericolo reale, ma aveva un’alta percezione di pericolo imminente.
Ben presto imparò che il pericolo vero non era però il Cancelliere, quanto la sottoscritta.
Capì che addormentarsi sulla sedia della cucina non era un affare da poco se c’era in giro quella mentecatta che usava tentare di soffocarla ogni qualvolta la vedeva inerme e rilassata.
Capì che non le sarebbe bastato scappare alla vista del phon, se c’era una che lo teneva nascosto dietro la schiena fino a quando non aveva chiuso tutte le porte e poi glielo accendeva in faccia.
Capì che l’aspirapolvere poteva veramente farle del male se qualcuno glielo agitava a pochi centimetri dal pelo prima che avesse il tempo di scappare.
Capì infine che l’unico posto sicuro era la sua cuccia, sempre che qualcuno non decidesse di usarla come canestro da basket, con lei dentro.
Quello che ancora non ha capito è che io mi diverto da matti a vederla soffiare, mordere, graffiare.
Se fosse uno di quei bei gattoni giocherelloni che quando gli avvicini un dito te lo troncano, probabilmente vivrebbe una vita serena e pacifica.
Ma dato che è una fifona che scappa persino alla vista del Silk Epil, deve pagare lo scotto della sua pusillanimità. Dopo tutto le torture psicologiche rafforzano il carattere.

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