Archivi del mese: novembre 2006

Chiusure

Oggi pomeriggio in pausa pranzo il mio capo ha dovuto prendere la macchina e scendere al benzinaio sulla statale per mangiare un panino.
Io e il vice, dopo aver girato lintero paese alla ricerca di un bar aperto, abbiamo trovato del tutto casualmente un ristorantino che stava per chiudere, la cui proprietaria senza averci mai visti prima ci ha offerto con gentilezza il caffè, conquistata dalle doti di Viveur Napoletano del mio irresistibile collega.
Tutto ciò perché in quel paesello di diecimila anime la giunta comunale ha deciso di rendere a senso unico il corso principale, nonchè di dotarlo di pista ciclabile a due sensi. Il tutto pagato dal proliferare di parcheggi a pagamento.
Quindi laltro ieri mi si presenta in banca un omino e mi chiede se può lasciarmi "degli opuscoli".
Io assumo la mia faccia anti scocciatore e replico acida che non possiamo esporre materiale pubblicitario altrui. "No, ma io sono della cittadinanza attiva e rappresento…"
"Lei può rappresentare anche il Presidente della Repubblica, qui volantini non ne possiamo tenere."
"No ma io volevo anche chiedervi se partecipate allo sciopero."
"Lo sciopero?" (in effetti è una parola che ha il dono di scatenare in me il buon umore, quindi tendo le orecchie)
"Lo sciopero contro il nuovo piano del traffico del comune… tutti i negozianti aderiscono."
Sto quasi per addentrarmi nella spiegazione della invisibile differenza che cè tra una banca e il chiosco del fruttarolo, quando vengo anticipata dallo zelante omino: "Le altre banche del paese partecipano"
Mi sono presa i volantini perchè se restava davanti a me altri cinque minuti avrei avuto la tentazione chiuderlo in gabbia e farmi pagare il biglietto.

Insomma oggi tutti i negozi erano chiusi. Tutti i bar erano chiusi. I ristoranti erano chiusi. Alle quattro e mezza, giusto lorario in cui avrei dovuto uscire se il mio capo non mi costringesse a ore e ore di straordinario, cera un corteo che neanche alla festa patronale.
Il tutto perchè hanno reso a senso unico una strada di due chilometri, in un paese totalmente pianeggiante,  che si gira a piedi in mezzora, e dove piove si e no cinquanta giorni allanno.

A Matera invece il sindaco ha chiuso finalmente i Sassi al traffico. Anche lì scoppia la rivolta strumentalizzata, con cartelli idioti tipo quello del bambino residente con la scritta: "Il nonno non può più venire a trovarmi".
Cacchio se il nonno non sa camminare vuoi che sappia guidare la macchina?

Quello che mi irrita profondamente in tutto questo è che la gente è pronta a scendere in piazza se si tratta di fare cinque metri in più a piedi, ma non se il Paese va allo sfascio, i conti pubblici sono una barzelletta e metà dei parlamentari sono indagati.

Si vede che gli hanno chiuso al traffico il cervello.
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Archiviato in belpaesedimmerda

La prima volta che ho dovuto spogliarmi in palestra per fare la doccia avevo ventidue anni e mi vergognavo da morire. Andavo in giro coprendomi con laccappatoio e facevo la doccia di spalle per non farmi guardare in faccia e in panza (alla fine il culo non è poi tanto male).
Adesso che mi ritengo una donna navigata e desperienza non posso certo fare la pudica in mezzo a una morra di liceali, e così guardo con aria di superiorità le ragazzine che fanno la doccia con il costume da bagno sotto cui si intravede un corpo di cui non ci sarebbe assolutamente niente da vergognarsi. Perché le ragazze della mia età saranno cinque o sei.
In uno spogliatoio femminile si può capire davvero quanta varietà ci sia nelle forme dei corpi delle donne.
Intanto è confortante vedere che anche a quindici anni hanno la maledetta cellulite. Fresca fresca sui loro corpi giovanissimi, preludio di quello che diventerà con gli anni il loro più grande nemico, si affaccia malignamente anche sui glutei della più figa, quella che ha due seni da  manga di Rumiko Takashi.
Poi si scopre che non è assolutamente vero che lo sport ti regala un fisico da modella, a giudicare dalla tipa che viene in piscina da cinque anni e ha una panza da competizione che gareggia con la mia. La cellulite bastarda non risparmia neanche lei, nonostante di anni ne abbia al massimo diciassette.
E che per essere la più figa del gruppo non serve essere bella, se la caporione degli spogliatoi è una morettina tutto pepe che sfoggia giacche firmate e jeans improbabili e va a ballare due sere su tre (cazzo, ma non vanno a scuola il giorno dopo?) ma nuda sembra un pulcino spennacchiato.
Anche ai miei tempi era così. L’Elvira era un cosetto di un metro e cinquanta per quarantacinque chili ma con la sua riga di eye liner spessa cinque millimetri ci fregava tutte.
E poi cè la Venere del botticelli, viso proprio da Simonetta Cattaneo, seno piccolo e perfetto, e sotto due fianchi che ci potresti parcheggiare un trattore. A giudicare dai discorsi che fa, i ragazzini le corrono dietro a frotte.
Vociano di appuntamenti con ragazzi, di quella che si è messa con quello, della versione di latino e dei sistemi a tre incognite.
Una di loro ieri aveva dimenticato la spuma per i capelli, non voleva credere che le prestassi la mia. Una spuma intrusa nel loro mondo.
Che maledetta nostalgia.

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Lo so, lo so, laltro era duecento volte meglio, questo non regge al confronto.
Solo che laltro stava cadendo a pezzi, e allora ho dovuto cambiare per forza.
E poi ho sempre desiderato un blog a tre colonne…
Diciamo che questo è provvisorio.
Seeeeeee, vabbè.

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Ogni cosa nel fluire del tempo si modifica perdendo la sua condizione originaria… questo doveva essere un blog  "serio" (per quanto possa esserci qualcosa di serio nella mia vita…). Un blog carino da leggere, carino da commentare.
Ma ogni tanto la vita prende il sopravvento sul virtuale cancellandone ogni traccia… più di rado, invece, il virtuale entra prepotentemente nella vita, la sconvolge e diventa reale, tangibile e palpabile.
E quello che mi è successo negli ultimi tempi… e linversione di polarità tra virtuale e reale è stata così potente da farmi perdere quel narcisismo creativo che mi aveva spinto a creare, a sforzarmi, a rappezzare…
Niente più menate, solo soliloqui. Se diario devessere, che diario sia.
Qualcuno dirà che ho perduto il senno. Vero è, ma non come Orlando lho perso, bensì come Angelica alla vista del biondo Medoro.

La Zattera ha fatto tappa nellisola di Calipso e lì a Medusa si è fermato il cuore.
Però ora si sente tanto, tanto più libera da se stessa e dagli altri…

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