Archivi del mese: aprile 2007

Non sprecate il vostro tempo a chiedervi cosa sia, ve lo dico io:
è un puntaspilli.
Nella vetrina di un Casalinghi di Firenze, loggetto più trash che mi sia mai capitato di vedere.
Si sa che non sono propriamente una persona religiosa…
Diciamo pure che sono spudoratamente anticlericale.
Epperò cazzo, a tutto cè un limite!!!
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Archiviato in personaggi scomodi

La discussione è venuta fuori quando ho mostrato alla signora che viene a pulire la filiale dopo chiusura, altrimenti detta Femme Fatale, e al mio collega, il Salentino Nero, una foto di un vecchio ex, trovata casualmente in borsa.
Il disgraziato, che non era affatto spiacevole, aveva indosso un pullover con camicia e, sotto, si intravedeva lei: la famigerata maglia della salute, che ha scatenato lilarità del Salentino Nero, prima, e lo sguardo inorridito della Femme Fatale.
"Tu non la porti, la maglia della salute?" ho chiesto piuttosto stizzita al Salentino Nero. Non mi va che si critichino le mie conquiste, neanche se risalgono al giurassico della mia vita.
"La porto, ma, ovviamente, è nera!"
"Vabbè ma non portava mica la maglia del dottor Gibaud…questa devessere una semplice fruit bianca…"
La Femme Fatale scuote il capo, da brava nave scuola divoratrice di uomini.
"Il vero uomo la maglia della salute non la porta. Quando gli sbottoni la camicia sotto ci deve essere solo il pelo selvaggio!!!"
Il Salentino Nero non era daccordo. "No, che centra, la maglia la porti, ma non bianca, che fa vecchio."
E poi, per dimostrare quanto fosse valida la sua tesi, si è sbottonato la camicia, mostrando una t-shirt blu, e ha cominciato a misurare la stanza a larghi passi con le mani in tasca, dicendo: "Cccca mica sciamu alla villa ccu lla camisa aperta e la catenina e lu pilu!!!" (trad.:non andiamo mica a spasso per la villa comunale con la camicia aperta, la catenina e il pelo di fuori!)
Cosa che mi ha riportato alla mente il Lombardo Veneto, il quale, ogni qual volta gli faccio notare quanto sarebbe più sexy se si togliesse quella benedetta t -shirt da sotto ai vestiti, mi risponde: "Figa, non posso mica andare in giro con il pelo e la croce come un terronazzo!"
Credo che per protesta comincerò a sostituire le autoreggenti con i gambaletti.
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Archiviato in oi dialogoi

Sono stata a vedere lultimo film dei fratelli Taviani e, tra le tante, una cosa mi ha lasciato particolarmente perplessa:
ma se è così semplice e veloce mozzare le teste con un colpo di spada ben assestato,
perchè mai Joseph Ignace Guillotin si prese la briga di inventare la famosa macchina?


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Lo so che è la sera di Pasqua e dovrei essere in giro a folleggiare. Lo so, ma non ci posso fare niente. Un’altra serata come ieri non la reggo. Non la reggo proprio.

Il punto è che sotto le feste questa assurda città di emigranti si trasforma in una bolgia, un girone dantesco in cui ci si spintona e si sta stretti. Nei locali, normalmente desolati e vuoti, si fa la fila per entrare, o al meglio si rimedia un posto in piedi come sul tram all’ora di punta.
Il problema parcheggio diventa drammatico.

E dappertutto ci sono loro, gli odiosi fuori sede, con le loro parlate sdreuse da “sono andato fuori e ho perso l’accento” sì ma ne hai acquistato uno bastardo da fare schifo e per giunta quando ti distrai ti tornano le vocali chiuse che con la c aspirata toscana fanno tanto bello onesto emigrato a Pisa..

Quindi nelle feste preferirei non uscire (proprio) ma siccome si dà il caso che anche la Bru sia discesa dalle valli Padane per venirci a trovare, l’uscita è di rigore.

Ovviamente per la Doroty il ritorno della Bru è da festeggiare in grande stile. In primis, tramite immersione apneica nell’armadio alla ricerca di qualcosa di estroso e originale. Emerge prima con il maxipull che la Priora le ha confezionato a mano con un lavoro certosino di sei mesi. Ovviamente il maxipull non è un capo che sfina e sebbene la Doroty sia una stecca comincia con la solita litania: “ah ma sembro grassa”. No, non sembri grassa, sembra che tu abbia un culo, finalmente. “Sei una stronza. Vediamo se sta bene con gli stivali beige.”

A sentirli nominare, tremo già. La Doroty ha per i suoi stivali beige anni ottanta con punta arrotondata e tacco di legno unossessione compulsiva. Perciò nel momento in cui capisco che li sta mettendo davvero so di essere nei guai. Non uscirà di casa senza, e sono la cosa più difficile in assoluto da abbinare in modo decente. Ovviamente gli stivali beige con le calze nere sotto il maxipull celestino fanno cagare, e allora dico mettiti le calze chiare, e lei no che non mi sono depilata, e allora si cambia completamente, si mette dei pantaloni beige, e tira fuori dall’armadio una cosa enorme di voile in fantasia fiorata anni settanta. Sono curiosa di vedere che ne farà… la indossa, le arriva al menisco,si mette una cinta e se la blusa in vita. Fa un certo effetto seventy piuttosto attraente, ma c’è qualcosa che non mi torna. “Dove l’hai rimediata questa specie di camicia?” E lei, con aria naturale: “Non è una camicia, è un vestito di nonna.” Vi giuro che non vi sto prendendo per il culo. Ha veramente riciclato un vestito di mia nonna degli anni settanta in stile chemisier. Il problema è che la nonna negli anni settanta pesava già ottanta chili.
Per fortuna ha un rigurgito di buon gusto, tira fuori dallarmadio unanonima quanto graziosa magliettina nera e si parte.

Si parte, sì, ovviamente in carovana. Perché la Doroty quando usciamo non vuole che venga in macchina con lei, adducendo il fatto che io puntualmente a mezzanotte, mezzanotte e mezza, ho sonno, voglio andare a dormire, insomma mi viene quella che qui chiamiamo la sustola, e voglio andare a casa. Allora lei dice prendi la tua macchina perché mi rompo il cazzo di riaccompagnarti a metà serata.
Esce prima di me, passa a prendere la Bru. Io esco da sola, arrivo al semaforo, il semaforo è verde e il cazzone davanti non parte, quindi suono il clacson. E qualcuno dietro suona a me. Lo insulto ad alta voce e tiro dritta. Arrivo in centro, miracolosamente trovo un parcheggio, parcheggio, e poi mi fermo cinque minuti in macchina per finire di sentire la canzone. A tutta palla, comè duopo. Il cazzone che mi ha suonato prima si è fermato, che vuole, il posto? No, si è fermato più avanti, forse c’è la fila. La radio va. Sento ancora suonare il clacson, suonano al cazzone che si è fermato, perché non riparte? Riparte. Ma quella macchina mi sembra di conoscerla.

E’ la Doroty che mi aveva raggiunta, mi aveva suonato per farsi notare, aveva continuato a lampeggiare, aveva anche provato a sorpassarmi senza che io mi accorgessi minimamente di nulla. Adesso esco dalla macchina e cerco di raggiungerla a piedi nel traffico. La raggiungo, afferro la maniglia e la portiera non si apre. La Doroty mi fa dei gesti terribilmente stizziti e armeggia con i comandi, la cretina si è chiusa dentro. Pasticciamo un minuto con lei che prova a sbloccare le portiere e io che provo ad aprire quando ancora non sono sbloccate. Da dietro ci suonano, ci tirerebbero le uova marce se le avessero a disposizione.

Finalmente sono dentro, “Perché cazzo ti chiudi dentro la macchina???”

“C’è il blocco automatico, deficiente, le macchine nuove ce l’hanno tutte!!! A momenti spacchi tutto, rimbambita.”

Incasso con nonchalance e un vaffanculo discreto. La Bru si cappotta dalle risate.

E questo è solo il prologo della serata.

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Archiviato in argonautiche

Mmmmmmmmmmh… avevo deciso di rinunciare ai soliloqui pubblici… ma cosa cè di meglio, quando lo spleen ti attanaglia lo stomaco, di un bel piagnisteo pubblico che lavi via ogni male come una gran scopa?
Cosa cè? Cè che non ho il fidanzato. No, ce lho, anche se è più spesso come se non ce lavessi.
Cè che il lavoro non mi piace. Sbagliato, mi piace, ma non dieci ore al giorno come vorrebbe il Capo.
Cè che mi sento sola. Ma va che in questa casa è tanto se mi lasciano in pace cinque minuti.
Allora cosa cè?
Lo so io, cosa cè.
Cè che stamani sono cominciate ad arrivare le mail di auguri dei vecchi colleghi del call center, quando lavoravo solo cinque ore al giorno, ero precaria (ma neanche tanto) e guadagnavo la metà di adesso.
Cè che mè presa la nostalgia di un lavoro dimmerda e di un ufficio pieno di gente simpatica (anche un po meno, ma il mondo è bello perché è vario), della disco al giovedì sera e la cena intima da quindici persone il venerdì, del rum e pera al bar del corso, del bacardi breezer stravaccati in piazza e anche della noia, di sempre le solite persone sempre le solite facce.
E bello pensare che tra cinque anni avrò nostalgia di adesso. Del cineclub del giovedì e del tai chi al mercoledì e delle domeniche a spasso sulla Murgia.
E bello ma adesso non mi consola, vorrei tornare a "Buonasera sono Lilian posso aiutarla?" e alla macchinetta del caffè che faceva il mocaccino. Alla Barbara che mi diceva non sei grossa sei pocciosa e alla Gloria che però non ti si sente mica tanto laccento terrone e alla Sabrina ma sei dimagrita? chai un culino! e alla Francesca che mi chiamava La Svalvolata. Per giustizia dovrei nominarle tutte, LisaBenedettaChiaraMartinaAnnamariaGiuliana come quando da Mike Buongiorno chiedi se puoi salutare.
Saluto Simone che non era strafigo ma mattizzava un sacco. Alessandro che se ci provava magari ci sarei anche stata ma non cha provato mai. Saluto i Capi che ci dicevano "State a sedere!" e "Non andate in pausa tutti insieme che ci sono le code" però alle feste facevano più casino di tutti.
Saluto la giovane LIlian.
Quella che chiese di andare via proprio quando stava cominciando a divertirsi.
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Archiviato in io confesso

Comincio a pensare di assomigliargli davvero.

Laltezza più o meno è la stessa… la gobba ce lho ancora…. gli occhiali sono spessi uguale… magari se riesco a tirare in fuori le orecchie, posso gabbare quei quattro bacucchi lassù al Senato.

Dopo tutto nessuno di loro ha tutte le diottrie a posto…

Mi piacerebbe proprio, una giornata da senatore a vita.

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