Archivi del mese: ottobre 2007

Lanilina nella Fontana di Trevi è stata una madeleine per ricordare il mio libro preferito dellinfanzia: Il Giornalino di Gian Burrasca.
E proprio lanilina che Gian Burrasca e Tito Barozzo, il suo senpai di collegio, mettono ogni giorno nei piatti sporchi per dimostrare che la minestra del giovedì è in realtà fatta con lacqua sporca dei piatti di tutta la settimana.
I due ragazzi si fregano le mani al pensiero che la direttrice del Collegio, vedendo lacqua così colorata di rosso, dovrà rinunciare a servire la sbobba ai ragazzi e preparare loro la famosa "pappa col pomodoro" invece della quotidiana minestra di riso.
Quello che né Giannino né Tito immaginano è che la direttrice sia così spregiudicata da servire ugualmente la rigovernatura di piatti, adducendo a motivo del suo colore rossastro la presenza di alcune barbabietole.
A quel punto Tito, con un gesto eroico, si alza in piedi e chiede ai compagni di non mangiare la minestra, perché è avvelenata "dallanilina che ci ho messo io".
Il primo risultato della bravata è che, per una volta, i ragazzi del collegio Pierpaoli mangiano la pappa col pomodoro. Il secondo risultato è che Tito, invitato in direzione, viene rimproverato, umiliato in quanto orfano (e tenuto pertanto in collegio "per pietà" ) e indotto alla disciplina.

Questa storia mha insegnato fin da piccola che i potenti, anche quando sbagliano, sanno far cadere con gran maestria le loro colpe sugli altri.
Ma soprattutto che è inutile tentare di ribellarsi al potere costituito: esso troverà sempre il modo di metterti a tacere.

Il nostro collegio Pierpaoli ha inventato per noi la legge Levi – Prodi.
Abbiamo finito di mettergli lanilina nei piatti.
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Lo sposalizio di mio cugino – parte prima –

Non è vero che odio i matrimoni altrui. Non è vero che parlando di matrimoni non riesco ad essere oggettiva. Quella che segue è la cronaca del matrimonio di mio cugino. Per essere più obiettiva riporterò ora e luogo di ogni evento. Vedrete, riesco a parlare di matrimoni altrui senza alcuno coinvolgimento emotivo.

 

Ore 10.40. Casa Mia. Squilla il telefono. E’ mia cugina Brunella.
“Chiedi a tua madre se vuole essere truccata!”
“Veramente mamma e papà sono già usciti… io e la Doroty li raggiungiamo.”
“Mamma, zia e zio sono già usciti!”
 In sottofondo sento la soave risposta di mia zia: "G’stuzzj r bal v’n!" (traduzione letterale: giustizia gli deve venire).

Ore .11.00. Davanti alla chiesa di Sant’Agnese. Lo sposo è raggiante. La sposa non arriva. La Doroty cerca disperatamente un pezzo di nastro bianco da attaccare alla Sufy Car.

Ore 11.15. Finalmente arriva la sposa, e comincia la cerimonia. Il prete è un noto sacerdote bergamasco che parla cantando e ha un passato in prima linea nella lotta contro l’usura. Una specie di leggenda vivente. Conosce mio cugino praticamente da quando è nato e si diletta a metterlo in imbarazzo parlando del suo passato nei parà e di quando da bambino le buscava da tutto il quartiere. Risatine trattenute.

Ore 11.30. Arriva zia Lilina. “Cosa dicevi prima mentre eravamo al telefono, zia?” le chiedo con aria indifferente. “Ho detto: ma che disdetta! Sono già andati via!” Mia zia è accompagnata dalla nipotina Miki, figlia di mia cugina, che ha tredici anni ed è vestita come un trans dell’Anagnina. Le chiedo chi le ha messo quei quattro millimetri di matita sull’occhio. Risponde che ha fatto da sola. Ecco perché sua zia cercava gente da truccare a casa nostra.

Ore 11.50. Il prete dice: “In Piedi!”. Io, la Doroty e Miki restiamo sedute. Guardo Miki. “Perché non ti alzi?”
“Perché voi state sedute?”
“Sei cattolica?”
“Sì”
“E allora alzati.”
Miki sbuffa. Non mi sembra un atteggiamento molto pio.

Ore 12.10. La Messa è finita. Il prete sta per dire: “Andate in pace “ ma si sente squillare un cellulare. È mia zia Maganna, nota parapsicologa, nonché madre dello sposo. Caracolla lungo i banchi cercando invano di spegnere l’aggeggio infernale. Rendiamo grazie a Dio.

Ore 12.20. La Doroty ruba un pezzo di nastro bianco dalle decorazioni della Chiesa per attaccarlo alla Sufy Car. Io mi vado a nascondere.

Ore 12.30. Tentiamo di seguire il corteo nuziale. Ci perdiamo. Il pezzo di nastro bianco attaccato all’antenna della Sufy Car ci abbandona sulla superstrada.

Ore 13.30. Sono al telefono con il Lombardo Veneto. Mia madre strilla che facciamo tardi in sala.

Ore 14.30. Siamo in sala. Aperitivo di benvenuto all’aperto. Ci gettiamo sugli stuzzichini come bestie affamate.

Ore 15.00. Si entra in sala. Entrata trionfale degli sposi, che scendono da una scalinata creata ad hoc. Una scala che non porta in nessun posto, serve solo a fare scena.

Ore 15.15. Arriva il primo antipasto. Miki scopre che le hanno riservato il menu bambini. Pianti e strepiti. Dieci piatti da adulti vengono passati dai nostri posti al suo,  ma lei protesta che non ha più fame. Intervengono quattro camerieri, un gourmet e un sommelier. Mia cugina Giò, sua madre, si va a nascondere.

Ore 15.30. Cominciano le danze. Guardo le coppie che ballano i lenti. Sono serena. Lo giuro.

Ore 16.00. Il primo primo. Spilucco due gamberi.Il secondo primo. Assaggio mezzo raviolo.

Ore 16.30. Primo spogliarello di mio cugino sulle note di Hot Stuff di Donna Summer.

Ore 17.00. Arrivano i secondi. Spilucco un altro gambero, e mi lancio come un homo abilis sulla tagliata al sangue.

Ore 17.30. Ricominciano le danze. Latinoamericana. Il vino fa il suo effetto e anch’io comincio ad agitare il sedere come una vecchia carrampana.

Ore 18.00. Sorbetto. Fine prima parte. Col rutto.

 

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Ancora una sferzante catena di SantAntonio per parlarvi delle "8 stranezze che mi descrivono"… come vorrebbe il sagace Anarcadia.
Dunque, o meglio senza dunque, come diceva il mio prof di greco del liceo, ( "Perché dunque lo devi dire quando hai finito, non quando cominci a parlare" e allora ti impallavi e dicevi: "Quindi…" e giù da capo la ramanzina). Dunque, quindi, andiamo avanti con queste famigerate 8 stranezze.

1 – Quando sono contenta per qualcosa, corro lungo il corridoio di casa, senza motivo, travolgendo mobili e conviventi.
2 – Mi piace farmi graffiare dai gatti, purchè non mi restino cicatrici visibili per più di cinque o sei giorni.
3 – Detesto i bei giovanotti dallaria sveglia e disinvolta, e preferisco gli ultratrentacinquenni con uno spruzzo di grigio sulle tempie.
4 – Ho una sottospecie di casa mia, ma continuo a preferire la casa di mamma e papà.
5 – Se sul mio libro non ci sono almeno tre o quattro libri non va bene, leggerne uno tutto di fila mi annoia.
6 – Amo il grande cinema ma odio Sky.
7 – Almeno una volta ogni quaranta giorni devo cambiare aria, anche solo per un fine settimana, altrimenti soffoco. E per questo che mi sono trovata lammore a distanza.
8 – So mettermi un piede in bocca, e anche dietro la nuca.

Bene, dopo questa confessione lampo non posso che girare la Catena ai soliti noti:
Dr Kenz, La Sufi e Amoramaro. E giacchè ci sono pure a Sbloggata.

Buona catena a tuttiiiii!!!
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