Archivi del mese: febbraio 2008

Il premio "Bispensierino del mese" sto giro tocca alla bella e dannata Daniela Santanché. Con un paradosso che farebbe invidia al Grande Fratello (quello di Orwell, non quello del Berlusca) dichiara al Corriere:

  «siamo tutti fascisti se non siamo per il pensiero unico»


Magari si è sbagliata. Magari si è ritrovata tra le labbra un non di più. O magari ancora è il giornalista che non ha capito bene, forse la sera prima aveva esagerato con il gin tonic.
Anche perché la signora cita una serie di personaggi che secondo lei le sarebbero accomunati in questo "fascismo pluralista" o forse "pluralismo fascista", non so bene con quale ossimoro lo si possa definire, e tra gli altri chiama in causa il buon Benedetto XVI. Che, immagino, leggendola sarà sobbalzato sul seggio papale, vedendosi dare del paladino del pluralismo… non è infatti il pluralismo parente stretto del relativismo? Si può accettare il pluralismo senza che alla base ci sia relativismo?

Immagino che il Santo Padre si affretterà a stigmatizzare certe affermazioni così azzardate come la Cei ha stigmatizzato la nota diffusa dallOrdine dei Medici su fecondazione assistita e aborto. Certo che lo farà. Non ha mica salutato Ferrara alla finestra perché abbia simpatie politiche. Non si sogna mica di interferire nella politica italiana come Famiglia Cristiana che attacca il Pd…

Insomma qua i casi sono due: o chi sta ai piani alti ha una gran confusione in testa…oppure la confusione mira a crearla nelle nostre, teste.

Diffidate, gente, diffidate.
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Fiorello smorza i toni dopo il suo invito all’astensione durante la prima puntata della nuova edizione del   radiofonico “Viva Radio Due”.
Stigmatizza i politici (“Niente voto se i politici non si muovono”) e imita le loro uscite populistiche ("quando vi arriva il certificato elettorale strappatelo e buttatelo per strada") imitandone alla perfezione larte del distinguo  (“Un conto è un podio in una piazza, un conto è la radio”).
Un podio in piazza, in effetti, a meno di diretta nazionale, può raggiungere al massimo una cinquantina di migliaia di persone.  Fiorello, in tv o in radio, appena qualche milione in più…

Ma il problema non è Fiorello. Quando un comico attinge dalla realtà dimostra di saper fare bene il suo lavoro. Il problema è la realtà da cui Fiorello attinge, e la convinzione diffusa che non andare a votare farebbe saltare i nostri politici sulle poltrone.

 

Illusi.



L’astensione può essere un segnale forte in un Paese sano, in un Paese in cui si voti secondo coscienza, secondo programmi, secondo ideologia, secondo preferenza. Ma quanti sono (neanche mi ci metto, va’), in Italia, quelli che votano secondo questi metri?

Uno su dieci, forse su cento.

In base a che cosa votano gli altri da 9 a 99… lo sappiamo. L’amico che chiede un favore. L’amico che dovrebbe farci avere il contributo locale. L’amico che deve trovare un lavoro al figliolo. L’amico che ci farà avere la promozione.

Noi Italiani, si sa, siamo un popolo socievole.  Pieni di carissimi amici.

E allora, che cosa succede se tutti quelli che non hanno un amico decidono di non andare a votare per protestare contro questa patologica socievolezza? Succede che magari lunico candidato che non ha amici e che continua imperterrito a fare il proprio dovere è anche lunico ad essere trombato.

Fortunatamente la legge elettorale vigente ci ha salvati da questa lugubre eventualità. Ormai gli amici li sceglie il partito. Quindi, ci asteniamo tutti?

Per lasciare lItalia in mano alla combriccola di Maria De Filippi? Eh no. Per quanto la cosa possa sembrare piacevole a Fiorello, io la scheda non la strappo. Non lascio la via libera ad amici & Famigghia.

 

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Luci rosse.

Ad Amsterdam il Comune sta riconvertendo il Rossebuurt, leggendario quartiere delle ragazze in vetrina. Il turismo sex & freak non sembra essere redditizio quanto quello glamorous e chic delle altre capitali europee. E allora via le ragazze e fuori i manichini, sembra lo slogan di una sfilata di Dolce e Gabbana, e infatti sono proprio gli stilisti olandesi che prenderanno il posto (con le loro creazioni, s’intende, altrimenti si passerebbe soltanto dal turismo eterosex al turismo omosex…) delle belle di giorno.

Proprio ora che anche gli altri Paesi d’Europa cominciavano a guardare il fenomeno con simpatia. Gli inglesi, per esempio,   hanno sfornato da poco, sul tema, una commedia deliziosa, Irina Palm, in cui Marianne Faithful veste i panni di una nonnina dalle mani talmente morbide da tirar su seicento sterline a settimana… a fare cosa, lo potete immaginare, grazie al buco nel muro di un sexy bar di Soho. La delicatezza e l’humour con cui viene narrata una vicenda cancella dalla mente di chiunque l’idea del localaccio zozzo con le donnine ignude e ci ricorda che la funzione dei bordelli è da secoli una funzione sociale… insomma, è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo.

E non serve ricordare che è meglio farlo tra quattro mura piuttosto che alla stazione metro del Banhoof  Zoo.

Tutto questo per dire che sono contraria alla prostituzione.

Che auspico pene più severe per i clienti.

Ma che fino al lontano giorno in cui nessuno sarà più costretto a pagare per scopare, mi sento di affermare con sicurezza che la civiltà di un Paese si misura dallo stato in cui lascia le sue prostitute.

Lo sgombero del Rossembuurt è una sconfitta non solo per l’Olanda, ma per tutta l’Europa che non ha saputo seguirne l’esempio. E adesso, purtroppo, comincia a diventare troppo tardi.

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Buongiorno, Notte.

Il giorno fu pieno di lampi.

Ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle.

Io che non ho la grazia per corteggiare unamoroso specchio
– né voglio rischiare di restare da me stessa pietrificata –
ho deciso di fuggire la luce
e ritrovare il più congeniale abbandono delle tenebre.


Benritrovato a chi passi di qua
ad incrociare the Winter of our Discontent.



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