Archivi del mese: marzo 2008

Delusioni



Quando avevo quindici anni era la mia canzone preferita.

Quello stronzo di Vaporidis era ancora alle elementari.

Immagino che il suo prossimo film si intitolerà "Ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?"

Vi prego, fate che quel film non esca mai. Vorrei essere libera di ricordare ancora la mia adolescenza.
<!–

–>

16 commenti

Archiviato in rose purpuree

Scorciatoie

 

Sapete qual è la parola d’ordine del XXI secolo? Tecnologia? Internet? Comunicazione? Globalizzazione?

Sbagliato. 

La parola d’ordine è Scorciatoia. O più specificatamente Scorciatoia Tecnologica sulla Cultura. 

Mi spiego meglio. L’uomo è un animale in corso di evoluzione. La sua evoluzione però, a differenza di quella degli altri animali, corre su due binari paralleli: l’evoluzione biologica e l’evoluzione culturale. L’evoluzione culturale corre assai più veloce di quella biologica. Centinaia di anni a fronte di milioni. Tuttavia arriva il momento in cui l’evoluzione culturale interferisce con l’evoluzione biologica. E’ il caso dell’eugenetica, della chirurgia, della psichiatria… insomma, di tutte quelle scienze, figlie dell’evoluzione culturale, che riescono ad interferire con il nostro tessuto biologico. E, spesso, lo rendono capace di adattarsi all’evoluzione culturale. 

Ci sono tuttavia, anche dal punto di vista culturale, degli zoccoli duri che faticano ad essere scalzati dall’evolversi della cultura. Una specie di perni che a cui la cultura si avvinghia come un’elastico, cercando di allontanarsene e venendone sempre, irresistibilmente tirata indietro. 

Questi perni sono le tradizioni. Danilo Mainardi sosteneva che le tradizioni non riescono a seguire il passo dell’evoluzione culturale. Perché sono conficcate pesantemente nel nostro tessuto biologico.

 

Dicevo all’inizio che scorciatoia è la parola d’ordine del XXI secolo.

 

Per lo più le scorciatoie tecnologiche agiscono in senso positivo: accorciano le distanze tra cultura e biologia portando la biologia al livello della cultura. Sempre più spesso però, di questi tempi, agiscono al contrario: riportano la biologia alle tradizioni, senza aspettare che queste vengano superate dall’evoluzione culturale.

 

Faccio un esempio, così è più chiaro. Supponiamo che siate una donna Iraniana dai costumi piuttosto liberi, costretta tuttavia da una società retrograda e tradizionalista a tenere, in pubblico, un comportamento consono al vostro status di donna. Supponiamo che prima di sposarvi vi siate divertita un pochino in giro, com’è costume non solo delle donne occidentali. L’evoluzione culturale presupporrebbe che il diffondersi di una maggiore libertà sessuale cancellasse a poco a poco la tradizione della verginità prematrimoniale. Ma in questo caso la tecnologia le viene in aiuto: due punti e zac! Zac! La sua imene è come nuova. L’elastico è tirato, e per quanto l’evoluzione culturale corra avanti, la scorciatoia tecnologica la riporta indietro.

Tutto questo preambolo serve a spiegare perché sia così mostruosa questa notizia

Non perché, come dicono in molti, con buona ragione, una bambina così piccola viene sottoposta a sofferenza fisica per calmare l’ansia sociale dei genitori. Ma perché la sua plastica facciale è un perno che riporta indietro l’elastico della cultura. Ogni sforzo di accettazione dei disabili, e in special modo di quelli, come i Down, che hanno un aspetto diverso dagli altri, cozza prepotentemente contro la nostra biologica avversione per la malattia, per l’incompiuto, per l’asimmetria. Solo una lenta e profonda evoluzione culturale può portarci ad accettare la diversità biologica e ad integrarla all’interno della società. Una plastica facciale, che interviene sul tessuto esterno, senza modificare l’impatto reale della malattia sull’individuo, non è altro che un sostegno alle nostre paure. Questo gesto ci porta decenni indietro rispetto all’accettazione e alla comprensione della diversità. Solo per questo è da condannare. Perché sulla base dell’etica Kantiana, se diventasse legge universale, porterebbe un’involuzione nella specie.

11 commenti

Archiviato in pennarelli