Archivi del mese: aprile 2008

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Susan Calvin

Apro oggi una nuova, interessantissima rubrica di questo blog, che verrà portata avanti – udite, udite – settimanalmente (risate registrate). La rubrica è dedicata alle donne (ma va?) che vorrei essere, vorrei essere stata, avrei voluto come madre, come sorella, come amica del cuore, come amante (se diventassi lesbica).

Per inaugurare la rubrica avevo pensato a Ipazia, o ad Artemisia Gentileschi, o anche a Rosy Bindi, ma poi mi sono ricordata che tutto sommato questo è un blog cazzeggione, e cominciare con tali alti sonanti nomi avrebbe potuto indurre il lettore in errore riguardo alle mie reali intenzioni… Perciò la prima donna che vorrei essere è Susan Calvin.

A molti di voi questo nome non dirà niente. Susan Calvin è infatti un personaggio immaginario, nato dalla prolifica penna dello scienziato Isaac Asimov che per ventura è diventato uno dei più grandi scrittori di fantascienza del nostro secolo.

Susan Calvin è unacida e bisbetica zitella che si occupa di robopsicologia. Per lesattezza, è la migliore robopsicologa della galassia. Le malelingue insinuano che capisca benissimo la psicologia dei robot perché è una persona totalmente asociale. Asimov si diverte a delineare la figura di Susan Calvin adornandola di tutti gli stereotipi che si attribuiscono abitualmente alle donne intelligenti: solitaria, scontrosa, sentimentalmente frustrata, incapace di curarsi del proprio aspetto e interamente dedita al proprio lavoro. I suoi colleghi, tutti inevitabilmente maschi, non la sopportano, ma non possono fare a meno della sua intelligenza e delle sue geniali capacità di roboticista.

A vederla così, sembrerebbe il classico personaggio femminile creato dalla penna di uno scrittore misogino che riesce ad attribuire caratteristiche positive alle donne solo a patto di levargli ogni briciolo di femminilità. Insomma, il solito stratagemma di inculcare socialmente lidea che una donna, per quanto intelligente, è totalmente zero dal punto di vista sociale se non si adegua alle aspettative maschili sul suo fascino e la sua remissività. E un po è certamente così, perché Asimov scrive i primi racconti con Susan protagonista allinizio degli anni 40, periodo in cui le qualità intellettive delle donne non erano certo apprezzate, e doveva necessariamente adeguarsi al gusto dei suoi lettori. Tuttavia il modo in cui dichiara di essere "innamorato di Susan Calvin" e la pessima figura che fa fare a tutti gli interlocutori (maschi) della brillante scienziata dai modi bruschi  ci dice che in realtà la pensa ben diversamente. Non per niente nellultimo racconto con Susan Calvin protagonista, ironicamente intitulato Feminine Intuition, mette in bocca alla  robopsicologa unacuta  riflessione sugli stereotipi  che gli uomini  applicano alle donne: "Messi di fronte a una donna che giunge a una conclusione esatta e incapaci di accettare il fatto che ella sia uguale o superiore per intelligenza, inventate qualcosa chiamato  intuito femminile".
Guarda caso alla fine del racconto Susan risolve ancora una volta tutti i problemi, e quando le chiedono stupefatti come ha fatto, risponde sarcastica: "Chiamalo intuito femminile."

E sgradevole, bisbetica, probabilmente vergine, e la sua unica debolezza sono i robot, che ama assai più degli esseri umani. Ma è una donna che, nonostante si muova in una società ostile, a lei e ai suoi robot, riesce ad essere sempre vincente. Magra consolazione? Lasciate che sia lei a decidere. O che per lei decida il suo autore, che ladorava, e i suoi lettori, che ne sono tuttoggi entusiasti.
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