Archivi del mese: settembre 2009

La solitudine dei numeri primi

 

Mo’ ditemi voi ‘sto libro dove vuole andare a parare. Tanto per cominciare, non è mica vero che non esistono coppie di numeri primi contigui. Ce ne sono almeno due: 1 e 2, 2 e 3. Essì, perché il 2 è un numero pari ma è anche un numero primo. Divisibile solo per 1 e per se stesso.
A parte questo, all’inizio le premesse per un libro godibile ci sono tutte: antefatti inquietanti, due personaggi interessanti, nelle loro vite anomale.
Poi tutto si avvita sul solito girotondo di luoghi (e personaggi) comuni: la compagna di scuola bellissima e crudele, la calda donna meridionale compiacente, il maritino perfetto.
Nella più classica ambientazione medio borghese. Mucciniana, oserei dire, se non fosse che anche Muccino ha ormai abbandonato quella stantia ambientazione.
Con il personaggio femminile tutto racchiuso nella propria fragilità e inconsistenza, che fa un buon matrimonio che le permette di avere un lavoro che è solo un hobby, e quello maschile che insegue il successo accademico, indispensabile al proprio sesso.
Ovviamente lei è poco più che cretina, ma bellissima nonostante pesi venti chili, e lui è un genio, anche se psicologicamente impotente. Lei è il cupo istinto, lui la cupa mente, lei l’arte, lui la matematica e via cantando.
L’ho trovato un po’ irritante, ma pensavo che alla fine qualcosa sarebbe successo. Invece, niente. Dicono che sia anche scritto male, a me onestamente è sembrato ben scritto, e pieno di immagini suggestive. Che restano immagini, però, e non si legano in una storia comune, compiuta.
Dopo la delusione della Venezia Campiello, adesso la delusione del Giordano Strega.
Ne concludo che ‘sti premi, ormai, servono solo a far litigare tra loro gli scrittori.

 

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Braccia rubate all’agricoltura

 

Oggi bestemmierò. 
Comincio a dubitare sinceramente della reale utilità dei contratti lavorativi a tempo indeterminato. 

Qui lo dico e qui lo nego, ma state a sentire.

Episodio 1

La prof del figlio della mia Magistra Vitae è una pazza esaurita che l’anno scorso ha dato una testata ad un alunno. Ignoro come possa essersi verificato un tale evento, poiché faccio fatica (tanta) ad immaginare una signora ultra -enne lanciarsi a testa bassa come Zidane rischiando tra l’altro di rovinare irrimediabilmente la messa in piega. Eppure è successo, ci sono i testimoni.

La mia povera Magistra è giustamente preoccupata, ma non c’è nulla che possa fare per allontanare suo figlio dalle grinfie della testona di Vetralla: insegnante di ruolo, a meno di una sospensione temporanea, resterà comunque con la cattedra incollata sotto il sedere per i giorni a venire, in attesa dell’agognata pensione, continuando a urlare e a terrorizzare schiere di alunni, mentre fuori dalla scuola gli ex precari ora disoccupati cercano di strappare almeno una supplenza. 

Episodio 2

Il mio collega assunto da due anni, e la veterana che non ha fatto un gradino di carriera in venticinque.

Sono assente per ferie e dalla sede centrale mandano qualcuno a dare una mano: qualcuno che evidentemente, per le mansioni che svolge, non può sostituire me.  Venerdì avviso la Capo: guarda che anche se mandano qualcuno lunedì non c’è nessuno che mi sostituisca. E lei: ma no, sono in tre, uno degli altri due ti deve sostituire.

Mmmmmmh. Torno stamattina e apprendo:

Che la collega di vecchia data, alla richiesta di sostituirmi, ha risposto: "Io il lavoro della Lola non lo faccio più da tre mesi, non mi ricordo niente." (precoce demenza senile?)

E il collega nuovo, fresco assunto di due anni, da poco uscito dall’apprendistato, risponde: "Se volete autorizzarmi a star seduto a leggere il giornale, per me non ci sono problemi."

Io lo avrei parcheggiato tutta la mattina davanti alla fotocopiatrice, come la Braschi in Mi Piace Lavorare. 

In attesa di trovare un’alternativa moderna alle miniere. 

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prove tecniche di trasmissione

 

Uno dei motivi che mi ha fatto passare da Splinder a Blogger è stata la possibilità di aggiornare il blog via mail.

 

Chissà se funziona…

 

 

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Una si accorge di essere matta quando, a dieci anni di distanza dal primo, scrive il secondo decalogo di comportamento "per non perdere la bussola nei meandri della vita".

Si accorge di stare invecchiando quando, invece di concludere "tra le due strade, scegli sempre la meno battuta" conclude "sta attenta a scegliere la meno battuta… potrebbe non portarti da nessuna parte".

Si accorge di aver poco smalto quando sbatte tutto il pomeriggio per cercare di creare un template decente e poi sceglie il più semplice in assoluto.

Stamattina la mia parrucchiera, magistra vitae assai più che la historia, mi ha mostrato una bambolina di stoffa chiedendomi se volevo toccarla. Le ho detto certo che voglio toccarla, perché non dovrei? E lei: perché viene dal Messico. 

Una coppia di coraggiosi amici ha sfidato l’influenza A e ha rinunciato ad annullare il viaggio di nozze. Curioso viaggio in solitudine, con una guida tutta per sé, e imbarazzo al ritorno con gli amici: chi sparisce per settimane, chi guarda con sospetto il souvenir e non osa toccarlo…

Io la bambolina l’ho toccata, con adolescenziale sprezzo del pericolo. Da asmatica cronica sono un soggetto a rischio, e non ho ancora fatto la vaccinazione.

Morirò?

Nel dubbio ho voluto aprire subito il nuovo blog, perché resti di me memoria ai posteri. 

Sarete saggi a far scolpire per me: Strappata al Male a venire.

A guardare il bicchiere mezzo pieno, mi perderei altri dieci anni di Berlusconi…

 

 

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