Archivi del mese: ottobre 2009

Riflessioni sgangherate sulla crisi

 

La crisi non è finita. Anzi, sta cominciando adesso.
Piantiamola di ascoltare le bufale del Premier e guardiamo il mondo in faccia. Se stiamo continuando a sopravvivere, se tanta gente ancora riesce a mettere insieme il pranzo e la cena, se sembra (ma a me non sembra) che il nostro Paese stia reagendo meglio degli altri (addirittura meglio della Gran Bretagna, che pare sull’orlo dell’abisso) è solo perché abbiamo una quantità di Nero che farebbe impressione a qualsiasi altro Paese del Primo Mondo.
I nostri governanti lo sanno bene, ed è per questo che hanno organizzato la più grande sanatoria mai vista chiamandola Scudo Fiscale: il 5% su tutto il sommerso è una cifra enorme. Salverà le Banche dalla crisi di liquidità assai meglio dei Tremonti Bond che pretendevano di vendere denaro alle Banche al 7-8%… e a quanto dovrebbero rivenderlo, quel denaro, le Banche, per coprire i costi nonché l’assunzione del rischio di credito connessa? Tenendo presente che l’Euribor 6 mesi è ormai all’1,3%… e che se avete un conto con tasso debitore indicizzato all’euribor (invece che il classico tasso fisso adeguato al massimo consentito dalle leggi antiusura) probabilmente non pagate il 7-8% alla Banca…
Immaginate invece questi capitali che rientrano dall’estero (o dal materasso di casa, o dalla cassaforte del dentista…): milioni di euro che le Banche potranno mettere nei loro prodotti più "succulenti": polizze index linked, unit linked, prodotti strutturati, fondi comuni di investimento, tutti quei prodotti da cui da un anno a questa parte i piccoli risparmiatori si tengono ben lontani (preferendo rimetterci investendo nei BOT…).
Insomma, altro che industria manifatturiera e Paese virtuoso: il nostro stesso peccato ci salverà?
Salverà le Banche, di sicuro. Ma dato che a dispetto della crisi i parametri di Basilea 2 sono vivi e vegeti e si teme che Basilea 3 cambierà tutto per non cambiare niente, dubito che la salvezza delle Banche significherà salvezza anche per le piccole imprese che oggi si vedono negato l’accesso al credito. E allora? E allora, probabilmente, finirà come sta finendo negli altri Paesi europei: che i soldi si fermeranno lì. Per molto tempo. In economia sembra che nessuno impari mai la lezione dal passato. La Banca Mista è costata cara ai Paesi Europei all’inizio del secolo, sta costando cara adesso. La reazione è stata, settant’anni fa, di proibirla. Adesso, per quanto lo Stato cerchi invece di incentivarla, le Banche si stanno tirando indietro. Ma senza erogare il credito, con questi tassi, non potranno sopravvivere a lungo.

Intanto la gente chiude i conti, perché non ha più stipendi da canalizzare. Disinveste, perché deve fare fronte alle spese quotidiane, dato che la cassa integrazione non basta. E compra sempre meno beni di consumo e sempre più gratta e vinci. Ecco, quello è un settore in forte crescita. Anche con la crisi, il Banco vince. Sempre.

 

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Non solo Rai Tre

 

Fino a due anni fa non guardavo praticamente mai la televisione. Non per snobismo mediatico: semplicemente, i due televisori della casa dei Parens erano sempre irrimediabilmente occupati uno dal Cancelliere (programmi preferiti: blockbuster americani, film tv fantasy, film di Bud Spencer e Terence Hill) e la Priora (programmi preferiti: Chi l’ha visto, il Giallodelsabatosulsecondo, le fiction , non perché sia una ?sognante? come direbbe Silvia Motta, ma solo perché le conciliano il sonno…).
Da quando vivo da sola invece, complice la ben nota attitudine pantofolaia del Rude Brianzolo(sua, eh), ho riscoperto la tv generalista. L’anno scorso è stato l’anno di X Factor: sapevamo già, io e il Rude, che Noemi avrebbe avuto successo, e abbiamo tenuto per lei fino alla fine. Quest’anno X Factor si è ammosciato e ripiegato interamente sullo stucchevole carisma del pirata Morgan, con le due carrampane a fargli da spalla, e io ho scoperto una cosa nuova: La Sette.
Il lunedì c’è Gad Lerner, il mercoledì quella gran figa della D’Amico che da quando è incinta è ingrassata e sembra persino umana, il venerdì c’è Antonello Piroso detto il Magnifico (piccolo di statura ma di grande forza, limitato nei propositi e largo di vedute, e chi capisce la citazione vince una scheggia di Lola).
A guardare dei programmi così ben fatti, equilibrati ed intelligenti viene da chiedersi se si tratta veramente di televisione italiana. Il guaio è che così praticamente non esiste una giornata libera da trasmissioni di giornalismo. Resta giusto il sabato, perché il martedì c’è Ballarò e il giovedì AnnoZero, baluardo tenuto in piedi per far credere alla gente che in Italia esista la libertà di informazione. (E quanto più si accaniscono contro Santoro, tanto più lampante sarà quanto grande è la libertà di informazione in Italia…)
Così a volte viene voglia di restare a casa anche il venerdì sera, ché c’è il Magnifico.
L’alternativa sarebbe sfidare asma e allergia e andare a ravanare in garage tra i vermi da pesca del Cancelliere e le sciarpe di piume della Doroty e scovare il vecchio videoregistratore… ma le vendno ancora le videocassette vergini, o la categoria definita dall’aggettivo è ormai totalmente estinta?

 

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il Bombarolo

 

…di me non farà mai un Cavaliere del Lavoro, io son d’un’altra razza, son bombarolo!

Sono solidale con il povero Matteo Mezzadri. Diciamocelo: su facebook si scrivono un sacco di stronzate. Sempre meno, però, e meno grosse di quelle che spara dal pulpito il caro Presidente Cavaliere del Lavoro.
Perché quindi farlo dimettere? Il buon Matteo stava solo esercitandosi per un futuro da eletto dal popolo e sedicente messia politico.

Ma la colpa è sua: aveva tra gli amici di Facebook un consigliere del Pdl.
Ora, se è vero come diceva Asimov che la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci, e il desiderio di ficcare una pallottola in testa a qualcuno è sempre motivato dall’incapacità di tenergli testa (cosa che però ai consiglieri del Pdl non è così chiara: loro sono abituati a sentir Bossi parlare di fucili e credono che minacciare la violenza significhi avercelo duro), è altrettanto vero che dagli amici dovrebbe guardarmi Dio, visto che dai nemici mi guardo io… ma può un nemico politico essere amico Facebookkiano??? Aiutati, che Dio t’aiuta, e guardati da confondere amici e nemici…

In questo, purtroppo. il ragazzo è in buona compagnia: si ricordano viscide strette di mano tra Veltroni e Berlusconi, quelle che hanno dato nascita all’inquietante fenomeno del Veltrusconismo.

Comunque, dimissioni sbagliate, che servono a dar ragione a chi urla che il Re è nudo anche quando indossa mutande e calzini, ancorché turchesi. Giustamente Bersani ad AnnoZero cercava di minimizzare, dicendo Macché dirigente. Ma l’autogol delle dimissioni è stato così clamoroso che è bastato a Klaus Sallusti Kinski ricordare che ci si dimette quando c’è di mezzo una carica per tacitare il buon Bersani.

Del resto a che serve minimizzare quando le dichiarazioni del segretario provinciale Modenese sono di questo tenore: "Ogni forma di violenza, anche verbale, è inaccettabile. L’età (22 anni, nota bene) e l’inesperienza non possono in alcun modo giustificare gesti di tale gravità"? Torniamo al buon detto, dagli Amici (ché ormai Compagni non si può più dire) mi guardi Dio…
Ma dal Tafazzismo del PD, chi ci guarderà mai???

Io son d’un altro avviso…
 

 

 

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Una pura coscienza non teme cento avvocati.



 

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Foto ricordo

Definire la mia città Matrimoniopoli non sarebbe azzardato. Credo che in poche zone del mondo si tocchino vertici di cotanta raffinatezza nella gestione del pre, post e durante cerimonia. Prima di tacciarmi di provincialismo, lasciatemi dire che in nessun altra città ho mai visto manifesti di tre metri per due con le foto degli sposi sulla statale, nécartelloni mobili (quelli, per intenderci, che durante il periodo elettorale dovrebbero girare per la città e che invece ritrovi sempre tra i piedi parcheggiati dentro la circoscrizione del candidato che pubblicizzano) con i volti dei due promessi.

Le bomboniere ormai sono solo firmate Versace o Cavalli, o al minimo Enrico Coveri. Le confettate da sole sfamerebbero un esercito di ragazzini del terzo mondo. Una volta c’era lo zio che ti prestava la macchina nuova per andare in chiesa e poi al ristorante; adesso, nella vetrina di un macellaio specializzato in carne equina, c’è un cartello che dice: si fittano carrozze a sei cavalli.

Ancora resiste la tradizione del corteo della sposa da casa alla Chiesa; proprio ieri c’era un matrimonio nel mio condominio, con il portone bardato a festa. Guardando i fiocchi di tulle legati al corrimano di legno tarlato, e il tappeto rosso steso sul pavimento in cemento e mattoni spezzati, mi sono detta: ?Possibile che nessuno ha ancora pensato di fittare anche lussuosi androni signorili per far uscire la sposa??

Comunque, in tutto questo spreco di quattrini e risorse, è andato perduto uno dei pochi oggetti di culto del matrimonio che veramente valeva la pena di conservare: la foto con gli sposi.

Quand’ero bambina, uno dei divertimenti era ravanare nel cassetto delle foto di casa per trovare tutte le foto dei matrimoni di amici e parenti, con i miei genitori vestiti a festa: in una papà aveva i basettoni anni settanta, in un altra mamma la permanente anni ottanta, in un altra ancora era incinta, là aveva il vestito che io avrei indossato a Carnevale…

Adesso questo rito è scomparso. L’ultimo matrimonio di cui conservo gelosamente la foto con gli sposi è del 2002. Perché? Colpa dei fotografi? Credo di no.  Con la crisi che li ha investiti (e in molti casi spazzati via) negli ultimi anni, dubito che lesinino sul lavoro.  

Secondo me, è che non si è più disposti a dividere con gli altri il proprio protagonismo. Lo sfoggio è a senso unico.

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