Archivi del mese: novembre 2009

White Christmas

 

Venivano continuamente emanate leggi antisemitiche che limitavano gravemente la nostra libertà. Gli ebrei devono portare la stella di David; gli ebrei devono consegnare le biciclette; gli ebrei non possono prendere il tram; gli ebrei non possono andare in auto, neanche di privati; gli ebrei possono fare la spesa solo tra le 15 e le 17; gli ebrei possono andare solo da parrucchieri ebrei; gli ebrei non possono uscire per strada dalle 20 alle 6 di mattina; gli ebrei non possono frequentare teatri, cinema e altri luoghi di divertimento; gli ebrei non possono andare in piscina né sui campi da tennis e di hockey né in altro tipo di campi sportivi; gli ebrei non possono andare in barca; gli ebrei non possono praticare nessuno sport all?aperto; gli ebrei non possono trattenersi nel proprio giardino né in quello di conoscenti dopo le otto di sera; gli ebrei non possono andare a casa dei non ebrei; gli ebrei devono frequentare scuole ebraiche, e così via

Non so a voi, ma a me quest’operazione del Comune di Coccaglio ricorda sinistramente Anna Frank.
Mi immagino questi vigili urbani, promossi sul campo SS d’onore, bussare alle case degli extracomunitari, intimare la consegna di fogli di carta, guardarli, parlare loro in questa nostra lingua burocratica incomprensibile, e poi tirarli fuori dalle loro abitazioni, scaraventandoli a forza per strada assieme a tutti i loro beni: fuori da questo paese, fuori da questo Paese, delinquenti.
Immagino oscuri Retrocasa organizzati da regolari resistenti per nascondere i compagni sans papielli. Senegalesi stipati negli sgabuzzini come un tempo i loro progenitori sulle navi dei mercanti di uomini Americani.

Lo so, è uno scenario apocalittico, una vera esagerazione. Certo i pacati vigili urbani delle nostre città non sono adatti ad assumere le vesti feroci dei nazisti. E nessuno di loro si metterà a tirare la gente fuori di casa e sbatterla per terra per poi picchiarla a morte, non sono mica guardie carcerarie, e gli extracomunitari son belli grossi, mica tossici di trentanove chili.

Eppure anche in Olanda, settant’anni fa o giù di lì, non stavano mica ammazzando la gente. Si trattava solo di tener lontani gli Ebrei dalle persone civili, impedire che frequentassero le stesse scuole (chissà se anche loro avevano problemi di lingua come i figli degli immigrati in Italia…), gli stessi luoghi pubblici; cose che in America per i "negri" erano del tutto normali.

I have a dream… I’m dreaming for a White Christmas.

Ciascuno ha i sogni che si merita.

 

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Matrimoni, altri diastri.

Le condizioni della vita moderna, meno stabile, più incerta di prima, aumentano i pesi del matrimonio per l’uomo; i benefici invece sono diminuiti perché può provvedere facilmente da solo al suo mantenimento e, in genere, soddisfare i bisogni sessuali. Certamente il matrimonio comporta comodità materiali (si mangia meglio in casa propria che al ristorante) – comodità erotiche  (è come avere il bordello in casa) – libera l’individuo dalla solitudine…

Simone de Beauvoir scriveva queste parole nel 1949; ma il tempo passato non ha cambiato molto la situazione. Il matrimonio resta, per l’uomo, una gran rottura di palle. È questo il motivo per cui la modernissima chicken-lit pullula ancora di donne desiderose di convogliare a nozze, e di uomini che ne farebbero volentieri a meno.
Perché un uomo dovrebbe sposarsi? Per i motivi di cui sopra, che cominciavano a venir meno già sessant’anni fa, e oggi praticamente non sussistono.
Perché una donna dovrebbe sposarsi? Per tanti motivi. Oggi. Perché per quanto possa impegnarsi professionalmente, le probabilità di incontrare un uomo che guadagni più di lei e possa garantirle una posizione migliore con il matrimonio sono ancora estremamente alte. Il Complesso di Cenerentola è un libro molto interessante, scritto nel 1982 dalla psicoterapeuta Colette Dowling, che affronta ?la sottile paura delle donne di essere indipendenti?. Paura morbosa e sotterranea che spingerebbe le donne a cercare un uomo più ricco che possa consentir loro di rinunciare alla carriera , se ne hanno una, o quanto meno di lasciarla in secondo piano. Retaggio di millenni di sottomissione, il Cinderella Complex è un buon motivo per scegliere il matrimonio. Ma non l’unico.
L’imperativo figli è un altro. Imperativo, anche se oggi la funzione di matrice attribuita all’essere femminile è ipocritamente negata, nei fatti resta l’elemento qualificante della femminilità. Si può facilmente obiettare che non è necessario il matrimonio per avere figli. È vero. Ma in Italia un figlio nato fuori dal matrimonio, per quanto riconosciuto, non è equiparato giuridicamente non solo ad uno nato all’interno del matrimonio, ma neanche a un nascituro. Se non per sé, per la propria prole una donna (e spesso anche un uomo, e questo è forse l’unico motivo razionale che spinga l’uomo italiano al matrimonio) desidera il matrimonio.
Poi, ovviamente, ci sono le motivazioni d’ordine sociale. Preferirei non esistessero; sarebbe tanto bello se ognuno vivesse la propria vita per se stesso nel rispetto degli altri senza sentire di avere qualcosa da dimostrare, a questi altri. Ma ci sono. La mamma che ti sogna con l’abito bianco ( e lui con la fede al dito). Le tue amiche che si sono già tutte (pfff…) sposate e tu sei rimasta l’unica che non sa decidersi (parlo sempre di coppie già formate; la scelta della single è un altro argomento) o che non sa far decidere lui. I matrimoni delle tue amiche che sono stati tutti meravigliosi anche se a dire il vero in ognuno di essi c’era qualcosa che non andava proprio tipo al matrimonio di Pinuccia con la Ford T che ci sono volute due ore per arrivare al ristorante o la festa di Rosa che senza il buffet di dolci non è un vero matrimonio o la cerimonia di Marianna in chiesa con la madre dello sposo che le è squillato il cellulare mentre si scambiavano gli anelli. I colleghi di lavoro che continuano a chiederti: e allora, quando vi decidete? I conoscenti che dopo i primi due minuti di conversazione finiscono sempre invariabilmente per chiederti: ma lei è sposata? (Ve lo immaginate un dialogo tra due uomini che stanno per caso facendo insieme la fila alle poste e uno chiede all’altro se è sposato? Ci si interrogherebbe sulle sue tendenze sessuali… invece chiederlo ad una donna è considerata una cosa normale, quasi doverosa, nonostante il disuso dell’odioso termine ?signorina?…brrr…).
Insomma, di riffe o di raffe, oggi come nel 1949 una donna deve sposarsi; anche se per lei sempre di più come per l’uomo il matrimonio è ormai solo una rottura di scatole. Ma che ci volete fare?
Se una è fortunata, trova un uomo che ama e la ama, e deve solo riuscire a convincere lui, e forse viene fuori pure il mellone rosso, come diceva Carosone. Se invece le va di sfiga, arrivata ad una certa età riesce a trovare uno di quei rari individui di sesso maschile per i quali il matrimonio è ancora un traguardo importante nella vita. Si tratta in genere di esseri tristi e pesanti (soprattutto la seconda), che si sono trascinati per altrettanto tristi storie in cerca della donna perfetta finché non sono diventati disposti a tutto. L’unione di due solitudini, diceva un tale, crea una solitudine più grande, ma socialmente più accettabile, aggiungo io.
Ma forse questi son gli unici matrimoni destinati a durare. Il matrimonio è un istituto tautologico che trova in se stesso la propria ragione di esistere. Se non esistesse, non ci sarebbe nessun motivo per inventarlo. Quindi quale matrimonio è migliore di quello di due persone che si sposano non perché si amano, non per metter su famiglia, ma solo per sposarsi?

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