Archivi del mese: gennaio 2011

La Versione di Barney – Post Visione

Come non si giudica mai un libro dalla copertina, così non si dovrebbe mai giudicare un film dal libro da cui è tratto. Cinema e letteratura sono due arti diverse così come letteratura e scultura; come non ci verrebbe mai in mente di dire, guardando l’Apollo e Dafne di Bernini: “E’ bello, ma preferisco Le Metamorfosi di Ovidio”, così non dovremmo permettere a noi stessi di dire di un film: “E’ bello, ma preferisco il libro”.

Tuttavia dobbiamo ammettere che cinema e letteratura condividono l’impianto narrativo, anche se nel primo caso si esprime in immagini e suoni e nel secondo in parole; e su questo registro cade, a mio parere, La Versione di Barney. Per un motivo banale: il punto di vista.

La Versione di Barney è un libro scritto in prima persona dal protagonista: ogni cosa che Barney racconta è filtrata dal suo personalissimo punto di vista, ironico, che distorce personaggi ed eventi.

L’errore della trasposizione è stato prendere quel punto di vista e portarlo sullo schermo come se fosse oggettivo e non soggettivo. Ne consegue che ciò che sulla carta faceva sorridere, perché se ne percepiva la parzialità, sullo schermo risulta macchiettistico ed esagerato.

Ho raccolto le impressioni di un paio di amici che non avevano letto il libro e ne ho avuto conferma: Minnie Driver sembra Minnie di Topolino per quanto è petulante e rompiscatole. Molti passaggi sono oscuri: la prima parte, quella girata in Italia, strappa qualche sorriso, ma si chiude frettolosamente senza riuscire ad emozionare, neppure sulla morte di Claire.

La parte centrale è certo la meglio riuscita, a causa della felice alchimia che si stabilisce tra Giamatti e Dustin Hoffman. La scena più divertente è quella del ballo al matrimonio; dopo di che entra in scena Miriam, e tutto comincia a sapere di muffa. Non per Rosamunde Pike, che a mio parere è perfetta, la vera immagine di Miriam Grant sullo schermo; piuttosto per Giamatti che, come prevedevo, è sì, divertente nelle scene grottesche, ma ha il difetto di essere grottesco quando vuol fare il romantico. Così la scena in cui rincorre il treno di Miriam perde di mordente, perché già ci immaginiamo che uno sfigato del genere che corra dietro a un treno farà la figura dell’imbecille.

E il fatto che Miriam capitoli alla corte serrata di Barney diventa totalmente inspiegabile. Chiunque altra l’avrebbe denunciato per stalking.

Ad aumentare questo senso di inadeguatezza è la scelta dei suoi rivali: Boogey e Blair, entrambi interpretati da attori Wasp e fighi. Se è un modo per trasmettere l’idea che Barney, tra quelli che lo circondano, è l’unica persona autentica, rischia però di cadere nel calderone degli inautentici anche la perfettissima Miriam.

Perché, per l’appunto, manca quell’ironia che ammicchi allo spettatore e gli dica: "Guarda che ti prendo in giro, non è andata esattamente così, questa è la versione di Barney". Non a caso le parti che ritengo meglio riuscite sono quelle in cui il regista si allontana dal testo e restituisce delle immagini autentiche, di vita familiare; le partite a Scarabeo con la figlia, il matrimonio ebreo in cui tutti cantano e ballano Hevenu Shalom.

Se mi metto nei panni di uno spettatore che non abbia letto il libro, mi ritrovo ad uscire dal cinema pittosto spaesata. Senza aver compreso cos’avesse, di speciale, questo Barney Panofsky, da meritare di farci un film.Appurato che non è Checco Zalone, e che il fine ultimo non dev’essere stato di farci crepare dalle risate. Un film garbato, a tratti molto divertente, poco emozionante, del tutto dimenticabile.

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Adolescenti in fiore

E’ fresca fresca la notizia che il PDL, per salvare il Berlusca dal Rubygate, proponga l’abbassamento della maggiore età a sedici anni.

Facile commentare che si è passato il segno. Ma proviamo a leggere la giustificazione che il proponente ne dà: "Un conto è avere rapporti sessuali con una dodicenne, altro con una di 17 anni e 9 mesi che partecipa a concorsi di bellezza e balla nei night”.

E ha ragione. Come dargli torto? Una ragazza di diciassette anni che partecipa a un concorso di bellezza, in costume da bagno e non in costume di carnevale, espone il proprio corpo come oggetto di desiderio sessuale. L’ipocrisia sta nel "guardare e non toccare" che sottintenderebbe queste manifestazioni. Guardare e non toccare prontamente disatteso perché quanto accade dietro le quinte è risaputo.

Certo, fa ribrezzo pensare al 74enne incartapecorito Berlusca che si sollazza con adolescenti in fiore. Ma dove sta la novità? Le ragazzine di Non è la Rai, negli anni novanta, erano molto più giovani di Ruby, e già si proponevano come oggetto sessuale. Per i coetanei, si diceva. Una bella sega. Per i vecchi bavosi che si incollavano alla televisione alle due del pomeriggio a guardare le ninfette. Lolita fece scandalo negli anni cinquanta perché la protagonista aveva dodiici anni. Se ne avesse avuti sedici (come ne aveva infatti nel film di Kubrick, a riprova che le masse si scandalizzano per meno che gli intellettuali) nessuno avrebbe trovato da ridire sull’osceno comportamento di Humbert Humbert.

Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che la sessualità degli adolescenti, in questo Paese come in molti altri (per una volta non siamo soli, olè), non è  affatto protetta dagli assalti del mondo adulto. Non serve a nulla imporre per legge di non avere rapporti sessuali, se poi le ninfette vengono sbattute in televisione e in giro per night e discoteche a mostrare le curve. Vestite, certo, ma non per questo private delle componenti di attrazione sessuale. La sessualità delle adolescenti è prorompente, esplosiva; al di là di ogni ipocrita reazione, attrae potentemente i maschi. Magari fingono di scandalizzarsi, ma si sentono stuzzicati. Questo non giustifica che si possa fare sesso con le ragazzine; ma rende la cosa accettabile agli occhi dei più. Diventa la solita storia del "Se l’è andata a cercare". Questo non deve esistere per un minore. Un minore non può essersela andata a cercare perché per la legge non è in grado di distinguere, non è in grado di difendersi.

Persino le modelle sui giornali di moda sono sempre più giovani e discinte; ormai le  tredicenni non sono più un’eccezione come qualche anno fa; e a loro, stranamente, non si applicano neppure le leggi sul lavoro minorile… "E’ un gioco" si sente dire da genitori affamati dei soldi facili che irrorano le loro avvenenti figliolette.

Nessuno, neanche i più bacchettoni, quelli dei movimenti attivi contro la pedofilia e a difesa dei grumi di cellule differenziate,  si scaglia mai contro questo dilagare di sessualità pubescente sui nostri media. Nessuno tutela la sessualità delle ragazzine.

E vogliamo meravigliarci del fatto che un uomo così privo di scrupoli morali come il nostro Presidente se ne approfitti? Ma le abbiam viste in questi trent’anni le sue televisioni? Ora il punto, secondo me, è capire una volta per tutte che non si può mettere l’osso in bocca al cane e chiedergli di non masticarlo; bisogna togliere l’osso dalle grinfie del cane. Bisogna chiarire qual è il limite entro il quale la sessualità di una persona, donna o uomo che sia, è ancora in formazione e può essere deviata e defraudata da rapporti impari ed iperesposizioni. Non è necessario essere psicologi per capire che negli anni dell’adolescenza ha luogo la formazione della sessualità della persona e che rapporti sbagliati possono essere rovinosi per lo sviluppo di una sessualità autonoma e appagante cui ognuno ha diritto.

Se è vero che negli ultimi anni l’età media del primo rapporto sessuale è diminuita notevolmente, allora si proceda, con il consulto di psicologi ed esperti, effettivamente ad aggiornare la normativa; ma che il limite stabilito valga non solo per i rapporti sessuali e per la prostituzione, ma per ogni altra forma di vendita ed esposizione della sessualità, quando il soggetto è un minore.

Ma di cosa sto parlando? Oramai anche nella pubblicità dei vestiti per bambini si vedono dei pargoli in atteggiamenti ammiccanti. Segnali di una società che a parole condanna e perseguita la pedofilia, ma nei fatti ne utilizza il perverso appeal per aprire i portafogli degli adulti.

Non diamo tutta la colpa a Berlusconi. Ma soprattutto non attribuiamogli questo come il peggior reato di cui si sia macchiato: questo è distrazione, è fumo negli occhi. Il problema vero è l’uso privato della cosa pubblica. Sempre. Non dimentichiamolo.

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La Versione di Barney – Pre Visione

La Versione di Barney è il mio film evento dell’anno, e merita pertanto un post di presentazione ante visione. Io critico sempre i film prima di vederli, mi faccio un baffo di essere ritenuta poco obiettiva, perché il pregiudizio concorre alla formazione di un giudizio completo. E questo film insitlla in me profondi pregiudizi.

Intanto, la scelta del protagonista. Ma sono matti? Ho già la risposta: no, sono filmaker. Pronti a ingrassare il botteghino convogliando al cinema il popolo bue ansioso di vedere un’esilarante commedia. E quindi scelgono un protagonista che fa ridere solo a guardarlo in faccia, un uomo che, come dice giustamente il Bradipo, sembra la versione in carne (troppa) e ossa di Burt Simpson. Come se Barney, quello vero, fosse uno sfigato ciccione incapace di colpire la fantasia di una donna, invece che un miliardario beone ma tutto sommato affascinante. Il bello degli uomini è che possono essere bruttini ma a un tempo estremamente arrapanti: penso a Steve Buscemi, a Tim Roth o Willem Dafoe, tanto per citare i miei preferiti.
Questo non vuol dire, però, che anche tra gli uomini non possano albergare cessi senza rimedio. Tra gli attori, si sa, è difficile trovarne. Così su due piedi mi viene in mente solo Philip Seymour Hoffman. Eppure per Barney sono riusciti a trovare di peggio.
Questo già fa vagamente capire la tendenza macchiettistica che assumerà il film; ma andiamo avanti con il casting e scopriremo che il Cesso Barney sarà affiancato da un Boogie Strafigo, tale Scott Speedman, una delle tante versioni viventi di Ken della Barbie che popolano il cinema americano. Ex nuotatore, perfetto per interpretare il tossicodipendente presunto morto annegato.

Ora, che Boogie fosse più figo di Barney, nel libro era abbastanza chiaro. Che la trasposizione cinematografica della figaggine debba esplicarsi esclusivamente sul piano della fisicità dei protagonisti, mi sembra una bella resa del regista: per la serie siccome non so come cazzo far capire che Boogie è molto più figo di Barney, provo il collaudato effetto Jerry Lewis – Dean Martin. Fraccate di risate e di incassi.

Il resto del casting sembrerebbe azzeccato (soprattutto le donne), anche se mi chiedo, visto che avete comunque scritturato tutta la famiglia Hoffman, perché non fare interpretare a padre e figlio le due parti di Barney giovane e Barney vecchio? Il giovane Hoffman è abbastanza medio per interpretare il giovane Barney, e Dustin è perfetto per interpretare il vecchio. Ma no, ormai il make up artist fa miracoli, e teniamoci ‘sto Giamatti con il parrucchino per metà film.

E le location? Ok, Roma costa meno di Parigi, con Cinecittà e tutto il resto, ma vi sembra credibile un gruppo di bohemien on the road intenti a trangugiare piatti di amatriciana a Trastevere? Una poetessa anoressica che scende la scalinata di Piazza di Spagna invece che quella del Sacre Couer?

Dubbi anche su questo. Ma del resto si sa che gli italiani sono più paciosi dei francesi, e quindi fanno più ridere. Speriamo che oltre a Massimo Wertmuller non abbiano scritturato anche Biagio Izzo.

Fin qui, ce n’è già abbastanza per farmi desistere dalla visione. Ma il bello deve ancora venire.
Scorrendo la lista dei personaggi su IMDB ho sentito un brivido correre lungo la schiena. Dove minchia è Terry McIver??? Non c’è.

Magari è una svista.

Lo spero proprio.
Perché fare un film su Barney e togliere la vera ragione di vita del protagonista (altro che l’amore per Miriam… quella è solo una sua fissa romantica) sarebbe esplicitare la propria totale incompetenza.

Non credo proprio che spenderò cinque euro e cinquanta per andare a vedere questa roba.

Infatti ci andrò gratis, perché è in promozione con la Tre.

Alla post recensione.

P.S.: forse non era possibile mettere Hoffman padre & figlio nel ruolo di Barney. Forse l’effetto sarebbe stato bruttino… ho trovato un’altrenativa eccellente. Quello a destra nella foto è Mordecai Richler, autore del romanzo (fortemente autobiografico). Giudicate voi se non è una goccia d’acqua con Benicio!

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