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Unghie sporche reloaded


ops, mi è sfuggito il link, per chi volesse leggere i commenti de visu

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Unghie sporche.

Ci vuole la Rete, ovviamente, per farmi scoprire che il 9 e il 10 luglio c’è una
nuova manifestazione di Se Non Ora Quando,a Siena. Ma la Rete riserva sempre
sorprese. Beh, in realtà di sorprendente c’è assai poco: che l’Italia non sia un
paese per donne, come sottotitola la manifestazione, lo sapevamo da un bel
pezzo.
La brutta sorpresa è leggere le polemiche pretestuose e spesso incivili
intorno allo spot per promuovere la manifestazione. Due attrici di fama
nazionale, conosciute dal grande pubblico perché l’una attrice di fiction di
successo (Pandolfi) e l’altra di un film che ha sbancato i botteghini (Lodovini),
recitano sotto la direzione della più nota regista italiana, Cristina Comencini. Il
plot è semplice, le attrici interpretano due giovani donne appesantite dalle buste
della spesa che, sbuffando, ricordano i numeri della discriminazione in Italia: il
20% di retribuzione in meno facendo lo stesso lavoro (si vede che
non hanno chiesto a me, io guadagno circa il 40% in meno del mio collega pari grado,
pari età e parimenti laureato che svolge il mio stesso ruolo in un’altra struttura
di identiche dimensioni della mia azienda…), la maggiore incidenza di
laureate, la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro e restarci, gravidanze
permettendo. A un certo punto, con gesto chiaramente simbolico, lasciano giù le
pesanti buste della spesa e scappano verso Siena, invitando lo spettatore (donna o
uomo che sia) a fare altrettanto. Premetto che lo spot non è
piaciuto in toto neanche a me: le due interpreti, che ho sempre ritenuto
talentuose nella media delle attrici nostrane, mi sembrano forzate,
innaturali; ma soprattutto non condivido l’approccio vittimista e revanchista
dello spot. Avrei preferito che si mettesse l’accento, piuttosto che sulla
solita storia del “siamo tanto brave ma nessuno ci apprezza” (che in parte è
vera ma non è che l’aspetto più evidentedi un problema che ha radici ben
profonde) sulla necessità di un cambiamento culturale da parte di uomini
e donne per una maggiore parità dei doveri prima che dei diritti. Quando le
persone hanno gli stessi doveri, da essi scaturiscono pari diritti; questo
sistema cretino che in Italia vige in retaggio di una cultura mai del tutto
convertita all’era industriale, nell’era industriale produce danni ad uomini e
donne in uguale misura e da uomini e donne in uguale misura andrebbe
combattutta; non esiste più il noi contro voi e non esiste più il
femminismo, ma si parla di sessismo perché, se da un lato l’ottica della
donna puttana/madonna è penalizzante per le femmine, dall’altro il celodurismo e
il machismo sono penalizzanti per la maggior parte degli uomini. Sono due
facce della stessa medaglia e finché si continuerà a guardarne soltanto una non
si verrà mai a capo del problema. E di fatti lo spirito del Se non ora quando è
di restituire dignità alle donne per rendere l’Italia migliore per tutti,
donne e uomini. Inoltre, nello spot il carico di lavoro sulle donne è simboleggiato dalle buste della spesa. Le borse rimandano ad una situazione reale, vissuta e vista tutti i
giorni. Però notoriamente la spesa è trasversale: la fanno le donne, ma spesso
anche gli uomini, e anche volentieri. Un uomo che guarda lo spot pensa: “Che cazzata, come se quando andiamo a fare la spesa non fossi io quello che deve portar su il fustello dell’acqua”. Il significato, prettamente simbolico, del liberarsi delle buste della spesa si perde di vista (addirittura qualche commento fa riferimento all’abbandono di rifiuti…
sì, ciao). La cosa che mi stupisce negativamente è invece notare che nei commenti si guarda la forma, criticando la scelta delle due protagoniste, perché “sono attrici piene
di soldi”… Ora, come ho scritto prima, le due attrici interpretano una parte:
sono attrici, appunto. Non credo ci sia bisogno di leggere Bazin o Deleuze per
capire che le due tipe non sono Pandolfi e Ludovini, ma Claudia e Valentina, o anche
Mariangela e Crocifissa, insomma due donne comuni, interpretate, com’è d’uopo, da due
attrici. Mi chiedo se questi geni dell’extradiegetico quando guardano Claudia Pandolfi in Distretto di Polizia non dicano, per esempio: “Ma come cazzo fa a sparare la Pandolfi, chi gliel’ha insegnato? Ma la Pandolfi non faceva l’attrice, perché adesso fa il commissario
di polizia? Ha vinto il concorso? La solita raccomandata, l’avrà data a qualcuno…”
Naturalmente solo un pazzo ragionerebbe in questi termini, eppure è in questi termini che è stato criticato lo spot: “Quelle due a casa c’hanno la filippina”.
Eppure, proprio il materiale dello spot potrebbe essere, sì, oggetto di tutt’altra
disamina. Prendiamo il nome della regista: Cristina Comencini. Quante altre registe
donne di successo ci sono in Italia? Tolta la Wertmuller, che ormai per raggiunti limiti d’età fa un film ogni cinque anni, e la Cavani (stessa cosa) ci resta praticamente solo la Comencini.
Figlia d’arte, ovviamente, perché se no come faceva a sfondare in un modo
esageratamente maschile come quello della regia cinematografica? Oh, qui l’Italia
non fa eccezione, eh. Pensate alla prima regista americana che vi viene in mente. E
non barate con Kathryn Bigelow. Trovata? Ah già, ha un cognome italiano anche lei.
Vabbè, è noto che quando si tratta di esportare all’estero i nostri difetti noi
italiani non ci batte nessuno. Le due attrici: se avessero scelto, che so, la Littizzetto, o di nuovo la Finocchiaro, o Lunetta Savino, si sarebbe parlato, tanto per cambiare, delle solite
femministe racchie, o del fatto che non sono giovani, non rappresentano la parte più debole della società eccetera. Purtroppo di attrici giovani e brutte in Italia non ce ne sono. Nessuna. Ok, c’è la Rorwacher, ma insomma, proprio brutta nonè, è un tipo. Quindi che cazzo vuol dire “si lamentano della spesa con quelle labbra a canotto”??? Tutte le attrici italiane hanno le labbra a canotto. Almeno queste due non sono rifatte (non ufficialmente).
Come dire: la prova che l’Italia non è un paese per donne sta nel fatto che per girare uno spot per le donne con nomi conosciuti bisogna ricorrere necessariamente a una figlia d’arte e a due attrici belle e un po’ cagne. Di bruttine brave ne abbiamo a malapena un
paio, si vede che erano occupate. Certo,si poteva chiedere alla Braschi, che è bruttina e cagna, ma lei sì, che c’ha le labbra rifatte… E comunque, per quanto lo spot possa
essere mal riuscito, non è un buon motivo per non venire a Siena il 9 e il 10luglio. A meno di non voler fare come le solite persone che, quando il dito indica il cadavere in putrefazione, si scandalizzano dell’unghia sporca.

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Res Publica

Apro gli occhi alle otto e sedici minuti, così dicono le luci rosse della radiosveglia. Ma l’ho messa apposta avanti di qualche minuto, non sempre me ne ricordo. Mi crogiolo appena un altro po’ prima di girarmi verso il Lombardo Veneto, con la faccia tutta stropicciata dal sonno, e dirgli: Mi sto alzando, quando torno facciamo colazione.

E difatti mi alzo, mi lavo, mi infilo un paio di pantaloni comodi, una t-shirt bianca, le prime scarpe che trovo nello sgabuzzino, gli occhialoni di Pucci per nascondere le occhiaie, e un velo di burro cacao al mirtillo per non sembrare cianotica.

Mi infilo in macchina e su Radio Capital danno Replay di Samuele Bersani. Sorrido pensando che è la colonna sonora ideale, musica rasserenante e parole che fanno pensare. Un perfetto sottofondo radical chic a questa domenica mattina da sciura.

Davanti alla scuola elementare vedo parcheggiate tante macchine, e mi scappa un barbarico yeawp. Non dovrei, è presto, prestissimo per lanciare barbarici yeawp.

Al seggio ci sono già dentro un paio di persone che stanno votando: mia madre e mio padre, che devono partire per un matrimonio. Mio padre fa strani commenti sulla mia nuova pettinatura molto Lisbeth Salander e molto Bree Daniels (quella di Dylan Dog, non la pornostar). Nella cabina quasi rosicchio la matita davanti al secondo quesito sull’acqua, qualcuno crede che abrogando quel pezzettino si tolga solo il tetto massimo al lucro che ci potrebbero fare i paròn d’i schèi. Poi rileggo, mi sembra a posto, esco, imbuco.

Mi fermo a prendere un caffé al distributore automatico che non dà resto, per non lasciar dentro i 15 cent che ci ha messo mio padre. Passo al bar a prendere un cornetto alla crema, torno a casa. Su Radio Capital non c’è niente di interessante, allora infilo la usb e mando a tutto volume The Story di Brandi Carlile. Sono un po’ esaltata, e quando arrivo a casa sta partendo Mary Ann di Leonard Cohen. Il tizio accanto a cui parcheggio la macchina si prepara per andare al mare con un moccioso.

Il Lombardo Veneto raccoglie con un sorriso il cornetto che gli ho portato e mi mette in mano la busta del secco: Dato che sei già vestita… Mi faccio dare anche la carta.

All’isola ecologica c’è il solito schifo. Dal cassonetto della carta recupero una lastra di polistirolo, pulita, manco fossi una barbona, e la infilo nel secco. Ma sbirciando dentro scopro anche un’odiosissima tanica di plastica. Auguro al cretino che ce l’ha buttata di perire tra atroci tormenti, poi inbuco uno alla volta i volantini dell’Ipercoop, il rotolo della carta igienica e, con un guizzo di dubbio, il cartone delle uova. Alle mie spalle sento qualcuno che imbuca bottiglie nella campana con un gran frastuono di vetri rotti. È una signora che si presenta anche al mio cassonetto con una scatola vuota. La guardo con sospetto, io con la mia bustona dell’Ikea piena di carta, come si fa ad avere una sola scatola con tutta la porcheria che ti lasciano nella cassetta delle lettere? Magari è una che la butta via tre volte al giorno… In ogni caso è meglio del Verme della Tanica.

Tornando a casa rifletto tristemente che di Vermi della Tanica ce ne sono tanti, troppi, visto che il cassonetto della carta è sempre invaso da corpi estranei. E mi immagino questo popolo di Vermi che cosa farà oggi: si caricherà nel suv la mogliettina e i tre figli e se li porterà al mare a imbrattare di carte di gelato e cicche di sigaretta gli ultimi lembi di spiaggia non regalati ai paròn d’i schèi fino al XXII secolo. Poi se ne tornerà a casa a sentire le ultime notizie sul giallo di Avetrana.

Mentre intorno a lui si sgretola la civiltà del popolo che inventò la cosa pubblica.

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