Archivi del mese: febbraio 2012

L’anno che Finardi non vinse Sanremo

Vorrei volare ma non posso,
E resto fermo qua
Su questo piano che si chiama terra
Ma la terra si ferma…
Appena mi rendo conto
Di avere perso la metà del tempo
E quello che mi resta è di trovare un senso

Ma tu, sembri ridere di me,
Sembri ridere di me…

E tu lo chiami Dio
Io non do mai nomi
A cose più grandi di me
Perché io non sono come te…
Ma conosco l’amore
Io, io che ho visto come te
Dritto in faccia il dolore…

Vorrei volare ma non posso
e spingermi più in là
Adesso che si fa silenzio attorno
Ma il silenzio mi parla…

Devo combattere con le mie lacrime,
mica con una poesia
E non c’è ordine nei letti d’ospedale
Come in una fotografia rivedo
dritta sulle spalle la mia figura….

E tu lo chiami Dio
Io non do mai nomi
A cose più grandi di me
Perché io non sono come te…
E tu lo chiami Dio
Io non do mai nomi
A cose più grandi di me
Perché io non sono come te…
Ma conosco l’amore
Io, che ho visto come te
Dritto in faccia il dolore…

Finardi a Sanremo non ha mai vinto, né con Vorrei Svegliarti né con Dolce Italia né con Amami Lara. Finardi non ha mai vinto pur con la sua voce vellutata e le sue parole cristalline, non ha mai vinto con la sua musica rabbiosa e a un tempo soave.
Finardi non ha mai vinto perché non è una star, è solo uno che canta l’amore e la rabbia, la vita e di tanto in tanto la morte.
Finardi non ha mai vinto perchè non riesce ad accantonare neppure per un momento la sua umanità e confezionare una canzone “per Sanremo” come Vecchioni ha ammesso di aver fatto lo scorso anno (del resto ce lo insegnò lui che se hai la bocca sporca di merda tienila chiusa e nessuno lo saprà).
Finardi non ha mai vinto e chissà che quest’anno straordinario, di manovre straordinarie, nevicate straordinarie non porti a Sanremo una straordinaria vittoria.
Finardi non ha mai vinto e quest’anno sarà ancora più difficile, non può competere con Emma Marrone e Gigi D’Alessio, loro sì che sono idoli pop trascinatori di folle, Finardi al massimo può essere un trascinatore di folli, quei folli che credono ancora che la musica ti entra nelle ossa e ti vibra nella pelle e che l’amore non è nel cuore ma riconoscersi dall’odore. E non ha mai fatto il giudice ad X Factor, non ha mai mostrato un piglio da intenditore e lanciato sguardi inquisitori, al massimo sorrisi distesi di chi nella vita e nell’arte ne ha passate abbastanza da sapere che è impossibile giudicare.
Finardi non ha mai vinto Sanremo e non lo vincerà mai e in fondo chissenefrega. A me basta sapere che mi regalerà un’altra esibizione, e un altro pezzo che mi entri nello stomaco, e mi faccia ricordare una delle tante vite che non ho vissuto.
In bocca al lupo, vecchio leone.

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Fuori dal gabbio

La custodia cautelare spiegata da Valerio Onida | Il Post.

Vorrei partire da questo, perché è un punto di vista importante, motivato e competente. Vorrei partire da questo perché sia chiaro che, nel commentare la recente sentenza della Cassazione secondo cui, precisamente, la custodia cautelare preventiva in carcere non è più obbligatoria nei reati di stupro di gruppo, non voglio fare della facile demagogia né tanto meno del femminismo spicciolo.

Mi pare però importante ricordare, a dispetto di quanto spiegato da Onida (che per inciso si riferiva alla precedente pronuncia della Corte Costituzionale sul medesimo tema), quale sia il ruolo della vittima in uno stupro, e in special modo in uno stupro di gruppo. La vittima (che dobbiamo presumere tale, a meno di non volerla presumere bugiarda come conseguenza della presunzione d’innocenza degli accusati, cosa che non è e sarebbe abominevole se fosse) dopo lo stupro si trova, oltre in una situazione emotiva di terrore e confusione come logico per chiunque, maschio o femmina, abbia subito una violenza fisica, finanche avulsa della componente sessuale, anche in una scomodissima situazione sociale: nella società ci sarà sempre qualcuno che penserà che se l’è cercata, che doveva stare più attenta, che probabilmente ha provocato… Dopo una violenza sessuale una donna vorrebbe poter fare una sola cosa: sparire dalla faccia della terra. Nascondersi, perché è considerata una cosa vergognosa. Tanto più è ingenua e virginale, tanto più si sentirà violata e sporca; tanto più è emancipata e spregiudicata, tanto più si sentirà in colpa, o avrà paura di non essere creduta.

Onida sostiene che la carcerazione preventiva è necessaria per i reati di criminalità organizzata perché finalizzata a spezzare i legami tra i soggetti criminali indispensabili per l’esercizio di quel tipo di criminalità. Non si chiede però per quale motivo il legislatore nel 2009 l’aveva ritenuta necessaria anche per i reati sessuali. E il motivo sta nella paura, nella vergogna, nella difficoltà emotiva e psicologica che una vittima di stupro trova nel denunciare i suoi aguzzini.

La carcerazione preventiva era una tutela per la vittima che rendeva di fatto più facile sporgere denuncia, decidersi a compiere un passo così difficile e sofferto, mettere a nudo la propria intimità già violata. E non si può obiettare che questa facilità incentiverebbe la denuncia dei falsi stupri, perché i casi di denuncia di falsi stupri sono incommensurabilmente inferiori al numero dei casi in cui la violenza non viene neppure denunciata.

Ciò detto, noto con molto disappunto che l’informazione a riguardo è carente in modo colpevole: viene fatta passare l’idea che lo stupro di gruppo non sia più punito con il carcere.  Stiamo attenti che qualcuno ci può credere, e approfittarne…

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Giù il gettone bambino…!

Nuovo giro nuova corsa, nuova piattaforma per il blog.

Magari mi torna anche la voglia di scrivere…

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