Fuori dal gabbio

La custodia cautelare spiegata da Valerio Onida | Il Post.

Vorrei partire da questo, perché è un punto di vista importante, motivato e competente. Vorrei partire da questo perché sia chiaro che, nel commentare la recente sentenza della Cassazione secondo cui, precisamente, la custodia cautelare preventiva in carcere non è più obbligatoria nei reati di stupro di gruppo, non voglio fare della facile demagogia né tanto meno del femminismo spicciolo.

Mi pare però importante ricordare, a dispetto di quanto spiegato da Onida (che per inciso si riferiva alla precedente pronuncia della Corte Costituzionale sul medesimo tema), quale sia il ruolo della vittima in uno stupro, e in special modo in uno stupro di gruppo. La vittima (che dobbiamo presumere tale, a meno di non volerla presumere bugiarda come conseguenza della presunzione d’innocenza degli accusati, cosa che non è e sarebbe abominevole se fosse) dopo lo stupro si trova, oltre in una situazione emotiva di terrore e confusione come logico per chiunque, maschio o femmina, abbia subito una violenza fisica, finanche avulsa della componente sessuale, anche in una scomodissima situazione sociale: nella società ci sarà sempre qualcuno che penserà che se l’è cercata, che doveva stare più attenta, che probabilmente ha provocato… Dopo una violenza sessuale una donna vorrebbe poter fare una sola cosa: sparire dalla faccia della terra. Nascondersi, perché è considerata una cosa vergognosa. Tanto più è ingenua e virginale, tanto più si sentirà violata e sporca; tanto più è emancipata e spregiudicata, tanto più si sentirà in colpa, o avrà paura di non essere creduta.

Onida sostiene che la carcerazione preventiva è necessaria per i reati di criminalità organizzata perché finalizzata a spezzare i legami tra i soggetti criminali indispensabili per l’esercizio di quel tipo di criminalità. Non si chiede però per quale motivo il legislatore nel 2009 l’aveva ritenuta necessaria anche per i reati sessuali. E il motivo sta nella paura, nella vergogna, nella difficoltà emotiva e psicologica che una vittima di stupro trova nel denunciare i suoi aguzzini.

La carcerazione preventiva era una tutela per la vittima che rendeva di fatto più facile sporgere denuncia, decidersi a compiere un passo così difficile e sofferto, mettere a nudo la propria intimità già violata. E non si può obiettare che questa facilità incentiverebbe la denuncia dei falsi stupri, perché i casi di denuncia di falsi stupri sono incommensurabilmente inferiori al numero dei casi in cui la violenza non viene neppure denunciata.

Ciò detto, noto con molto disappunto che l’informazione a riguardo è carente in modo colpevole: viene fatta passare l’idea che lo stupro di gruppo non sia più punito con il carcere.  Stiamo attenti che qualcuno ci può credere, e approfittarne…

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