C’est la faute à Voltaire

E’ di nuovo colpa di Voltaire, come cantava Gavroche prima di morire ne I Miserabili. Non è un caso che la patria del giornale Charlie Hebdo, che ha pubblicato le terribili (ma tutt’altro che scontate, vedasi quella che fa riferimento al film dell’anno 2011, Quasi Amici, in un gioco di parole invidiabile con il titolo francese Les Intouchables) vignette satiriche sull’Islam, sia la stessa del filosofo che fu bastonato e imprigionato per le sue idee anticlericali e illuministe.

Non approvo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo forse Voltaire non l’ha davvero mai detto, e di certo non l’ha mai scritto. Il fatto stesso che gli venga attribuito è esemplare tuttavia del valore simbolico di un uomo contrario ad ogni forma di superstizione e irrazionale paura, di cui si dice che si convertisse cinicamente al cristianesimo in punto di morte solo per evitare l’onta della fossa comune.

Tornando alle vignette, può sembrare ad una lettura superficiale che nessuno tragga vantaggio dalla pubblicazione di quattro disegni sgangherati su una rivista, e che tanti, invece, ne subiranno dei pregiudizi, perché potrebbero esserci dei tafferugli, o peggio degli attentati, con dei feriti e anche dei morti. Ma una lettura del genere inverte del tutto il reale rapporto di casualità tra le cose: la violenza non scaturisce dalle vignette, bensì le vignette sono un pretesto per scatenare la violenza, come lo era lo stupido filmaccio sul   Profeta (ma allora cosa sarebbe dovuto succedere dopo Brian di Nazareth e Dogma, per non parlare di Sex and Zen?), come lo sarà ogni ulteriore tentativo di ridimensionare o mettere in satira una situazione storica incivile e insostenibile com’è quella delle teocrazie orientali.

Aggiungiamoci gli interessi della destra americana ad inculcare nuovamente la paura dell’arabo brutto sporco cattivo e terrorista nell’animo cagone dell’americano medio, affinché si ricordi nella cabina elettorale che Obama ricorda non per caso Osama, e avremo un quadro completo del perché, se non ora quando, è il momento di reagire e non di nascondere il naso sotto le coperte.

Invece qui si parla addirittura di denunce per “istigazione all’odio” mentre il Ministro dell’Istruzione francese (forse l’unico memore d’esser compatriota di Voltaire) cerca inutilmente di riportare alla ragione i civilissimi popoli occidentali ricordando che in Europa vige il diritto di parola e di espressione. La spiacevole sensazione è che, come sempre, si usino due pesi e due misure per valutare gli attacchi contro la religione, quale che sia. A nessuno viene in mente che un popolo religioso  che rinchiude le proprie donne in sarcofagi di tessuto e le obbliga a interventi chirurgici che rendono ogni rapporto sessuale una tortura e ogni parto una possibile condanna a morte non meriti tanto il rispetto dell’occidente quanto il suo esempio civile. Che non si esprime soltanto attraverso la tolleranza religiosa ma soprattutto attraverso il rispetto per la libertà di tutti gli individui. Quelli che vogliono andare in giro per strada in minigonna come quelli che si divertono a disegnare vignette satiriche su chichessia, che si chiami Sarkozy o Muḥammad.

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