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Corse agli armamenti

Insomma, mentre persino la Lega scomunica Borghezio dall’aver detto quel che di fatto il suo partito promuove da decenni, Vittorio Feltri ne combina un’altra delle sue.
Per soddisfare il palato fine dei vecchi avvocati, notai e pensionati di Bankitalia che leggono con soddisfazione Il Giornale, illudendosi di vivere in quel mondo nereo (mi si perdoni la licenza poetica) che vi è descritto, si lancia in un’imperdonabile accusa alle giovani vittime della strage di Norvegia, evidentemente antipatiche ai suoi lettori in quanto, appunto, giovani, e, per di più, laburisti, ossia democratici, ossia comunisti.
Inutile insistere sull’inopportunità dell’intervento, contestato persino dai lettori;  qui mi preme sottolinearne piuttosto l’ignoranza, che in questo caso confina pericolosamente con l’idiozia, insita nella seguente frase:
“Varie specie di animali quando attaccano lo fanno in massa e nello stesso modo si comportano quando si difendono. Attenzione però: gli animali istintivamente antepongono l’interesse del branco a quello del singolo. Unopertutti, tutti per uno. Evidentemente l’uomo non ha, o forse ha perso nei secoli, l’abitudine e l’attitudine a combattere in favore della comunità della quale pure fa parte. In lui prevalgono l’egoismo e l’egotismo. Non è più capace di identificarsi con gli altri e di sacrificarsi per loro, probabilmente convinto che loro non si sacrificherebbero per lui.”
Ovviamente, con questa frase Feltri dimostra di non sapere una cippa delle “varie specie di animali”.
Se la tesi di Feltri fosse vera, ghepardi, leoni e leopardi delle savane africane sarebbero ormai da tempo estinti. Basterebbe che le gazzelle, invece di scappare alla vista del predatore lasciando indietro l’esemplare più debole, si riunissero forti della loro superiorità numerica e buttassero fuori il leone a calci e cornate.
Notoriamente non è questo che avviene in natura; bisogna però ammettere che, nel caso degli gnu, può capitare che essi si scatenino contro il predatore, costringendolo alla fuga, ed è noto l’esempio della falange dei bufali che protegge i piccoli e le femmine dagli assalti.
Ma qui viene il bello: uno gnu, a differenza di una gazzella, pesa fino a 250 chili, contro i 180 del leone, che è il più grosso dei felini africani; un bufalo arriva a pesare anche una tonnellata. Insomma, la lotta tra un bufalo e un leone è quasi ad armi pari; figurarsi tra un branco di bufali e un leone. Per questo motivo i leoni attaccano raramente i bufali, e se proprio devono scelgono cuccioli isolati. In biologia, questo equilibrio precario tra le forze di predatori e prede viene definito “corsa agli armamenti”: il ghepardo riesce a correre più veloce della gazzella, ma la gazzella riesce a correre più a lungo. Se una delle due specie superasse definitivamente l’altra, presto l’altra sarebbe estinta.
Anche Breivik ha attaccato dei cuccioli. Non erano isolati, certo. Ma si dà il caso che la corsa agli armamenti interna al genere umano abbia prodotto armi talmente potenti che non esiste numero sufficiente di essere umani inermi capaci di opporvisi. Ne sanno qualcosa gli indios trucidati dalle armi da fuoco spagnole. O forse popoli abituati a veder strappare il cuore pulsante ai nemici non erano abbastanza coraggiosi da lanciarsi contro Cortés e i suoi?
Insomma, non scomodiamo il mondo animale. Anche perché se le cose stessero come dice Feltri, non saremmo mai potuti diventare, noi poveri esseri glabri e inermi su due gambe, i dominatori del pianeta. Bastava una carica di vacche per farci fuori tutti.

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Unghie sporche reloaded


ops, mi è sfuggito il link, per chi volesse leggere i commenti de visu

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Unghie sporche.

Ci vuole la Rete, ovviamente, per farmi scoprire che il 9 e il 10 luglio c’è una
nuova manifestazione di Se Non Ora Quando,a Siena. Ma la Rete riserva sempre
sorprese. Beh, in realtà di sorprendente c’è assai poco: che l’Italia non sia un
paese per donne, come sottotitola la manifestazione, lo sapevamo da un bel
pezzo.
La brutta sorpresa è leggere le polemiche pretestuose e spesso incivili
intorno allo spot per promuovere la manifestazione. Due attrici di fama
nazionale, conosciute dal grande pubblico perché l’una attrice di fiction di
successo (Pandolfi) e l’altra di un film che ha sbancato i botteghini (Lodovini),
recitano sotto la direzione della più nota regista italiana, Cristina Comencini. Il
plot è semplice, le attrici interpretano due giovani donne appesantite dalle buste
della spesa che, sbuffando, ricordano i numeri della discriminazione in Italia: il
20% di retribuzione in meno facendo lo stesso lavoro (si vede che
non hanno chiesto a me, io guadagno circa il 40% in meno del mio collega pari grado,
pari età e parimenti laureato che svolge il mio stesso ruolo in un’altra struttura
di identiche dimensioni della mia azienda…), la maggiore incidenza di
laureate, la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro e restarci, gravidanze
permettendo. A un certo punto, con gesto chiaramente simbolico, lasciano giù le
pesanti buste della spesa e scappano verso Siena, invitando lo spettatore (donna o
uomo che sia) a fare altrettanto. Premetto che lo spot non è
piaciuto in toto neanche a me: le due interpreti, che ho sempre ritenuto
talentuose nella media delle attrici nostrane, mi sembrano forzate,
innaturali; ma soprattutto non condivido l’approccio vittimista e revanchista
dello spot. Avrei preferito che si mettesse l’accento, piuttosto che sulla
solita storia del “siamo tanto brave ma nessuno ci apprezza” (che in parte è
vera ma non è che l’aspetto più evidentedi un problema che ha radici ben
profonde) sulla necessità di un cambiamento culturale da parte di uomini
e donne per una maggiore parità dei doveri prima che dei diritti. Quando le
persone hanno gli stessi doveri, da essi scaturiscono pari diritti; questo
sistema cretino che in Italia vige in retaggio di una cultura mai del tutto
convertita all’era industriale, nell’era industriale produce danni ad uomini e
donne in uguale misura e da uomini e donne in uguale misura andrebbe
combattutta; non esiste più il noi contro voi e non esiste più il
femminismo, ma si parla di sessismo perché, se da un lato l’ottica della
donna puttana/madonna è penalizzante per le femmine, dall’altro il celodurismo e
il machismo sono penalizzanti per la maggior parte degli uomini. Sono due
facce della stessa medaglia e finché si continuerà a guardarne soltanto una non
si verrà mai a capo del problema. E di fatti lo spirito del Se non ora quando è
di restituire dignità alle donne per rendere l’Italia migliore per tutti,
donne e uomini. Inoltre, nello spot il carico di lavoro sulle donne è simboleggiato dalle buste della spesa. Le borse rimandano ad una situazione reale, vissuta e vista tutti i
giorni. Però notoriamente la spesa è trasversale: la fanno le donne, ma spesso
anche gli uomini, e anche volentieri. Un uomo che guarda lo spot pensa: “Che cazzata, come se quando andiamo a fare la spesa non fossi io quello che deve portar su il fustello dell’acqua”. Il significato, prettamente simbolico, del liberarsi delle buste della spesa si perde di vista (addirittura qualche commento fa riferimento all’abbandono di rifiuti…
sì, ciao). La cosa che mi stupisce negativamente è invece notare che nei commenti si guarda la forma, criticando la scelta delle due protagoniste, perché “sono attrici piene
di soldi”… Ora, come ho scritto prima, le due attrici interpretano una parte:
sono attrici, appunto. Non credo ci sia bisogno di leggere Bazin o Deleuze per
capire che le due tipe non sono Pandolfi e Ludovini, ma Claudia e Valentina, o anche
Mariangela e Crocifissa, insomma due donne comuni, interpretate, com’è d’uopo, da due
attrici. Mi chiedo se questi geni dell’extradiegetico quando guardano Claudia Pandolfi in Distretto di Polizia non dicano, per esempio: “Ma come cazzo fa a sparare la Pandolfi, chi gliel’ha insegnato? Ma la Pandolfi non faceva l’attrice, perché adesso fa il commissario
di polizia? Ha vinto il concorso? La solita raccomandata, l’avrà data a qualcuno…”
Naturalmente solo un pazzo ragionerebbe in questi termini, eppure è in questi termini che è stato criticato lo spot: “Quelle due a casa c’hanno la filippina”.
Eppure, proprio il materiale dello spot potrebbe essere, sì, oggetto di tutt’altra
disamina. Prendiamo il nome della regista: Cristina Comencini. Quante altre registe
donne di successo ci sono in Italia? Tolta la Wertmuller, che ormai per raggiunti limiti d’età fa un film ogni cinque anni, e la Cavani (stessa cosa) ci resta praticamente solo la Comencini.
Figlia d’arte, ovviamente, perché se no come faceva a sfondare in un modo
esageratamente maschile come quello della regia cinematografica? Oh, qui l’Italia
non fa eccezione, eh. Pensate alla prima regista americana che vi viene in mente. E
non barate con Kathryn Bigelow. Trovata? Ah già, ha un cognome italiano anche lei.
Vabbè, è noto che quando si tratta di esportare all’estero i nostri difetti noi
italiani non ci batte nessuno. Le due attrici: se avessero scelto, che so, la Littizzetto, o di nuovo la Finocchiaro, o Lunetta Savino, si sarebbe parlato, tanto per cambiare, delle solite
femministe racchie, o del fatto che non sono giovani, non rappresentano la parte più debole della società eccetera. Purtroppo di attrici giovani e brutte in Italia non ce ne sono. Nessuna. Ok, c’è la Rorwacher, ma insomma, proprio brutta nonè, è un tipo. Quindi che cazzo vuol dire “si lamentano della spesa con quelle labbra a canotto”??? Tutte le attrici italiane hanno le labbra a canotto. Almeno queste due non sono rifatte (non ufficialmente).
Come dire: la prova che l’Italia non è un paese per donne sta nel fatto che per girare uno spot per le donne con nomi conosciuti bisogna ricorrere necessariamente a una figlia d’arte e a due attrici belle e un po’ cagne. Di bruttine brave ne abbiamo a malapena un
paio, si vede che erano occupate. Certo,si poteva chiedere alla Braschi, che è bruttina e cagna, ma lei sì, che c’ha le labbra rifatte… E comunque, per quanto lo spot possa
essere mal riuscito, non è un buon motivo per non venire a Siena il 9 e il 10luglio. A meno di non voler fare come le solite persone che, quando il dito indica il cadavere in putrefazione, si scandalizzano dell’unghia sporca.

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così ridevano

L’hanno giustamente ribattezzata Protezione Incivile.

Ma per quel porco che rideva alle tre e mezza di notte pensando ai soldi che avrebbe fatto sulla pelle dei morti e dei feriti, quale soprannome potrebbe essere adatto?

Proviamo.

Malostronzo: persona malvagia e per di più furbastra.

Coronazzo: persona dalla moralità assente (dal nome di un noto personaggio della vita pubblica italiana) in senso anche peggiorativo rispetto all’eponimo.

Basterda (contrazione di "Bastardo" e parola vulg. che definisce il prodotto di nostri processi fisiologici): persona malvagia e furbastra, e in aggiunta puzzolente.

Filputtoloso: persona che per essere cresciuta a contatto con la madre di facili costumi (e pertanto anche riconducibile al termine radice del termine precedente) ha sviluppato una morale assente, tale a renderlo disgustoso alla frequentazione come fosse coperto di pustole.

No, niente di ciò rende l’idea. Non c’è parola sconosciuta o conosciuta che valga a definirlo.

Perché ogni volta che provo a formulare un’insulto a suo indirizzo, la saliva mi sale alle labbra, e il disprezzo non riesce a trovare altro sfogo se non nel triviale, sporco, indecoroso sputacchio.

Che schifo.

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White Christmas

 

Venivano continuamente emanate leggi antisemitiche che limitavano gravemente la nostra libertà. Gli ebrei devono portare la stella di David; gli ebrei devono consegnare le biciclette; gli ebrei non possono prendere il tram; gli ebrei non possono andare in auto, neanche di privati; gli ebrei possono fare la spesa solo tra le 15 e le 17; gli ebrei possono andare solo da parrucchieri ebrei; gli ebrei non possono uscire per strada dalle 20 alle 6 di mattina; gli ebrei non possono frequentare teatri, cinema e altri luoghi di divertimento; gli ebrei non possono andare in piscina né sui campi da tennis e di hockey né in altro tipo di campi sportivi; gli ebrei non possono andare in barca; gli ebrei non possono praticare nessuno sport all?aperto; gli ebrei non possono trattenersi nel proprio giardino né in quello di conoscenti dopo le otto di sera; gli ebrei non possono andare a casa dei non ebrei; gli ebrei devono frequentare scuole ebraiche, e così via

Non so a voi, ma a me quest’operazione del Comune di Coccaglio ricorda sinistramente Anna Frank.
Mi immagino questi vigili urbani, promossi sul campo SS d’onore, bussare alle case degli extracomunitari, intimare la consegna di fogli di carta, guardarli, parlare loro in questa nostra lingua burocratica incomprensibile, e poi tirarli fuori dalle loro abitazioni, scaraventandoli a forza per strada assieme a tutti i loro beni: fuori da questo paese, fuori da questo Paese, delinquenti.
Immagino oscuri Retrocasa organizzati da regolari resistenti per nascondere i compagni sans papielli. Senegalesi stipati negli sgabuzzini come un tempo i loro progenitori sulle navi dei mercanti di uomini Americani.

Lo so, è uno scenario apocalittico, una vera esagerazione. Certo i pacati vigili urbani delle nostre città non sono adatti ad assumere le vesti feroci dei nazisti. E nessuno di loro si metterà a tirare la gente fuori di casa e sbatterla per terra per poi picchiarla a morte, non sono mica guardie carcerarie, e gli extracomunitari son belli grossi, mica tossici di trentanove chili.

Eppure anche in Olanda, settant’anni fa o giù di lì, non stavano mica ammazzando la gente. Si trattava solo di tener lontani gli Ebrei dalle persone civili, impedire che frequentassero le stesse scuole (chissà se anche loro avevano problemi di lingua come i figli degli immigrati in Italia…), gli stessi luoghi pubblici; cose che in America per i "negri" erano del tutto normali.

I have a dream… I’m dreaming for a White Christmas.

Ciascuno ha i sogni che si merita.

 

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Ovunque la morte ci trovi

…ma se non dovesse trovarci, che ci sia concesso di andarla a cercare.

Non ci sono solo i regimi totalitari che costruiscono i lager per dare la morte. Ci sono anche quelli che costringono ad una lunga, inutile vita senza speranza.

Dopo i campi della morte, vediamo i nostri ospedali, le nostre cliniche, spesso le case private trasformate in campi della vita. Dove i miracoli salvifici della medicina diventano condanna alla sopravvivenza. Che i credenti lo considerino una specie di contrappasso, loscura punizione per aver voluto sfidare la morte e la malattia? Non mi spiego, diversamente, tanto accanimento sul dolore.

Ci vengono mostrati volti di ragazze, nel pieno della giovinezza, per farci sentire degli assassini.

Anchio vi mostrerò un volto. Il volto di Chantal Sebire, malata di cancro al naso. Aveva chiesto inutilmente leutanasia che ponesse fine alla sua inaudita sofferenza. Poi, ha ingerito una dose letale di barbiturici.

Questo
è il vero volto di chi soffre. Quello di Eluana Englaro, sconvolto da diciassette anni di vita vegetativa, assomiglia certo più a questo che a quello delle ruffiane foto che ci mostrano i giornali.
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Non ci è più concesso difenderci

"La Corte pur valutando la scelleratezza e lodiosita del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non puo non rilevare che sia lomicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dallimputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, lepisodio criminoso, con tutta probabilita, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi"

Teniamone conto, ragazze, la prossima volta, quando qualcuno ci aggredirà per rubarci la borsetta. Evitiamo di reagire, lasciamoci rapinare e violentare. Forse non avremo salva la vita, ma certo non potremo concedere al nostro aggressore le attenuanti per "fiera difesa della vittima".


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