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L’involuzione della specie

I nostri antentati ci hanno messo milioni di anni a conquistare la posizione eretta.
 
A me è bastata una mattinata sulla murgia per involvere a una postura pre – Orrorin
 
Il curioso fenomeno scientifico è stato documentato, ed ora ne viene paventata la pubblicazione.
Su Facebook.
 
Invoco l’aiuto dei creazionisti.
 

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Finché la barca va

 
Orietta Berti somiglia a mia zia. In comune hanno anche la malcelata tendenza a dispensare a larghe mani la loro strabordante saggezza.
Si sa cosa pensiamo noi giovani ruspanti (pfffff…) dei consigli  degli anziani (lo sa molto bene, per esempio, il Lombardo Veneto, altro gran dispensatore di massime e consigli…); tuttavia ci sono dei casi (rari) in cui tali consigli possono risultare preziose perle di saggezza.
 
Mi capita spesso di canticchiare la nota canzoncina finché la barca vaaaaaaaaa, lasciala andaaaaareeeee non mi metto certo a riflettere sul profondo significato del brano.
 
O almeno, non l’avevo mai fatto, fino a stamattina. Sarà stata la scarsità di lavoro, o l’avvicinarsi di settembre, mese della rinascita per eccellenza, che mi rende particolarmente riflessiva, fatto sta che mi sono ho ripensato alle parole della canzone, e ho trovato che si adatta a pennello alla mia situazione.
 
La barca va, eccome se va. E forse proprio perché va così spedita mi vien voglia di remare per farla andare ancora più veloce. O forse è il vento che soffia in una direzione che non è esattamente quella giusta, e tutta ‘sta fregola di remare è solo per correggere la rotta?
 
Ebbboooh!!! Certo, fino ad ora non è che mi sia stancata più di tanto a remare, tanto meno a remare contro vento. Sarà per il mio Tratto Pantofolaio :sims3: o solo perché nella vita ho avuto talmente culo da non dover sgobbare per correggere la rotta? O sarà perché è giusto seguire la corrente per trovare il proprio posto nel cerchio della vita? Però se ogni mattina ti alzi e non ti metti a correre rischi di finire tra le fauci del leone o peggio a bocca asciutta… e se invece avesse ragione il cinese che aspetta sulla riva del fiume il cadavere del nemico? Allora avrebbe ragione anche quello che tutte le sere torna a casa e picchia la moglie e sinceramente di uno così non mi fido per niente, quindi meglio lasciare da parte i cinesi e tornare alla buona, vecchia, cara Orietta Berti.
 
Insomma, c’è un buon consiglio per tutti i gusti. A ravanare nei mantra tibetani, nelle cantilene africane, nei sanremo italiani e nella new age brasiliana c’è solo l’imbarazzo della scelta. C’è una risposta confezionata per ogni esigenza emotiva, psicologica ed escatologica.
 
Proprio come quando vai a comprare il deodorante: antitraspirante, anallergico, in polvere, in spray, in stick, in crema, durata 24 ore, durata 7 giorni, al profumo di mosto selvatico, alla pera, inodore, con la faccia di Hallo Kitty o a forma di culo di Barbie. Dopo un quarto d’ora sei ancora lì che tenti di scegliere, ed è solo roba per non puzzare sotto le ascelle.
Figuriamoci quando si tratta di scegliere una regola di vita.
 
Comunque da oggi almeno su una cosa non ho dubbi: tra Coehlo, Ron Hubbard e Zia Orietta preferisco senz’altro affidarmi all’ultima.
 
 

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Ebbene sì, ho cambiato nuovamente piattaforma.
Chi mi legge(va) da Splinder o Blogger mi può trovare ora su http://liliangish.iobloggo.com/

Perché? Perché mi piace viaggiare… anche nella rete.

Bugia. Ci sono alcuni motivi pratici, tipo il fatto di poter accorpare La Zattera di Medusa a Schegge di Lola  (diversamente, non c’ero riuscita).

Bene, questo è un tentativo.
Se riesco a postare via mail, è fatta. Aggiudicato a Iobloggo senza partita. (E pazienza per il template… del resto non ho più l’età per i templates sbrilluccicosi e divertenti).

See you soon.


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E più di un anno che diserto la categoria "soliloqui pubblici". Cè stata una piccola incursione a dicembre dellanno scorso, e un solitario trafiletto autoconsolatorio ad agosto, ma niente di veramente rilevante.
Ne parlavo qualche giorno fa con la Doroty… da quando tutti i miei amici conoscono il mio blog ho perso la voglia di parlare di me e della mia vita. Non è tanto la resistenza a mettere in piazza i fatti miei (sono notoriamente una chiacchierona) quanto piuttosto una diversa concezione del mezzo.
Tuttavia è giunto il momento dellennesimo ( e forse ultimo ) soliloquio pubblico. Tanto per comunicare a chi ogni tanto passa di qui magari solo a dare un’occhiata che Qualcosa Sta Cambiando, nella mia vita, forse per sempre, forse solo per pochi mesi.

Evidentemente, era scritto da qualche parte che settembre 2008, per me, sarebbe stato il mese del cambiamento. Nonostante il matrimonio che avrebbe dovuto svolgersi tra un paio di settimane sia andato in fumo da un pezzo, mi trovo comunque a dover fare le valigie per traslocare… Un trasloco temporaneo che potrà rivelarsi un prologo o un epilogo… solo il tempo lo dirà.

Forse.

Quanti forse in questo post.

Inevitabili, quando si arriva a un bivio. La strada che prendo non è ancora di quelle che non permettono di tornare indietro. Ho lasciato volutamente aperte un paio di vie di fuga per evitare di trovarmi impantanata.

Nei primi tempi probabilmente avrò poche occasioni di passare anche da queste parti, un po’ per la scarsità dei collegamenti internettiani e un po’ per la marea di cose da fare.

Non dimenticatemi. Tornerò, spero presto.


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Buongiorno, Notte.

Il giorno fu pieno di lampi.

Ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle.

Io che non ho la grazia per corteggiare unamoroso specchio
– né voglio rischiare di restare da me stessa pietrificata –
ho deciso di fuggire la luce
e ritrovare il più congeniale abbandono delle tenebre.


Benritrovato a chi passi di qua
ad incrociare the Winter of our Discontent.



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Mmmmmmmmmmh… avevo deciso di rinunciare ai soliloqui pubblici… ma cosa cè di meglio, quando lo spleen ti attanaglia lo stomaco, di un bel piagnisteo pubblico che lavi via ogni male come una gran scopa?
Cosa cè? Cè che non ho il fidanzato. No, ce lho, anche se è più spesso come se non ce lavessi.
Cè che il lavoro non mi piace. Sbagliato, mi piace, ma non dieci ore al giorno come vorrebbe il Capo.
Cè che mi sento sola. Ma va che in questa casa è tanto se mi lasciano in pace cinque minuti.
Allora cosa cè?
Lo so io, cosa cè.
Cè che stamani sono cominciate ad arrivare le mail di auguri dei vecchi colleghi del call center, quando lavoravo solo cinque ore al giorno, ero precaria (ma neanche tanto) e guadagnavo la metà di adesso.
Cè che mè presa la nostalgia di un lavoro dimmerda e di un ufficio pieno di gente simpatica (anche un po meno, ma il mondo è bello perché è vario), della disco al giovedì sera e la cena intima da quindici persone il venerdì, del rum e pera al bar del corso, del bacardi breezer stravaccati in piazza e anche della noia, di sempre le solite persone sempre le solite facce.
E bello pensare che tra cinque anni avrò nostalgia di adesso. Del cineclub del giovedì e del tai chi al mercoledì e delle domeniche a spasso sulla Murgia.
E bello ma adesso non mi consola, vorrei tornare a "Buonasera sono Lilian posso aiutarla?" e alla macchinetta del caffè che faceva il mocaccino. Alla Barbara che mi diceva non sei grossa sei pocciosa e alla Gloria che però non ti si sente mica tanto laccento terrone e alla Sabrina ma sei dimagrita? chai un culino! e alla Francesca che mi chiamava La Svalvolata. Per giustizia dovrei nominarle tutte, LisaBenedettaChiaraMartinaAnnamariaGiuliana come quando da Mike Buongiorno chiedi se puoi salutare.
Saluto Simone che non era strafigo ma mattizzava un sacco. Alessandro che se ci provava magari ci sarei anche stata ma non cha provato mai. Saluto i Capi che ci dicevano "State a sedere!" e "Non andate in pausa tutti insieme che ci sono le code" però alle feste facevano più casino di tutti.
Saluto la giovane LIlian.
Quella che chiese di andare via proprio quando stava cominciando a divertirsi.
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Sono di ritorno da una terribile tre giorni in terra laziale in cui, dovendo restare chiusa in un grazioso borgo medievale di seimila abitanti, mi sono dedicata alla nobile arte dellenigmistica, scoprendo che a dieci anni dal famigerato esame di matematica della facoltà di economia ho dimenticato il risultato di (x +1) * (y – 1) al punto  da doverlo calcolare cifra per cifra… Così tra i buoni propositi per il mese di febbraio, passato gennaio nella più completa ignavia, oltre il fatidico rientro in palestra prorogato di una settimana a causa del forzato esilio, ho messo in conto anche una ripassata generale di matematica.
E giacchè ci sono mi rileggo Il Caso e la Necessità di Monod, ammesso che riesca a trovare il suo nascondiglio.  Così esco dalla crisi mistica che oggi mi ha portato a scrivere su Filmup, spinta da chissà quale oscuro fervore religioso: "mi ritengo atea nel senso letterale della parola, ossia priva di una divinità di riferimento. Non mi riconosco in nessuna grande religione e ritengo per lo più che esse facciano male allumanità tanto quanto fanno bene al singolo. Tuttavia non posso dirmi priva di religione perchè credo, anzi, di vivere una vita profondamente religiosa. Semplicemente, non mi accontento di una religione unica, non mi interessa di rapportarmi alla presunta divinità tramite la preghiera, che considero solo un buon calmante per le persone ansiose, e rifiuto aprioristicamente ogni precetto religioso che mi appaia in contrasto con il bene del pianeta."
Mi pare di avere le idee un po confuse… sarebbe il momento di chiarirle. Vado a riprendere gli appunti sulla meditazione e prego che il rientro in casa della Doroty non comporti quella definitiva perdita di tranquillità che sarebbe deleteria per lo sviluppo del mio spirito.
Un mese di cura a base di Monod e Nietzche potrebbe chiarirmi le idee… intanto, per cominciare, ho tirato su il Corano dal mucchio di libri che la Doroty aveva esiliato dalla sua stanza a destinazione garage e lho aggiunto alla pila sul comodino.

Ma per un mero desiderio culturale, da quel fronte non cè niente da temere. Anche se il velo potrebbe essere la soluzione ideale per il problema dei capelli crespi.
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