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Sole terra e mare

La lista dei libri delle vacanze, quest’anno, è piuttosto lunga. Ma non troppo impegnativa. Ho riempito una borsa di libri perché comprare libri in villeggiatura si rivela sempre un pessimo affare. E poi, per una volta che il mio momento costruttivo/migliorativo coincide con la partenza per le vacanze, è il caso di approfittarne, vi pare?

Quindi quest’anno niente libri da ombrellone. La pausa me la sono concessa prima di partire, attaccando (ed avendone la meglio con estrema facilità) Come piante tra i sassi di Mariolina Venezia, che sarà protagonista del prossimo tag ti stronco. Il fatto che alla partenza mi mancassero altre 40 pagine è stato provvidenziale, in quanto in queste lande il prezioso tomo si è rivelato eccellente sostituto del tappetino del mouse.

La lista vacanze invece è stata accuratamente selezionata.

Ho fatto appositamente una puntata in libreria per procurarmi La versione di Barney, solo per scoprire che potevo farmelo prestare da Fourx; non è per tirchieria: è che i libri che compro non so veramente più dove metterli. Ma mi è bastato leggere le prime settanta pagine per capire che questo è un libro che voglio possedere; certamente voglio possederlo più del libro della Venezia, che occupa quasi lo stesso spazio (e che, ovviamente, mi è stato regalato).  Quando sarà il momento di buttare qualche libro dalla Torre, ce ne saranno certamente molti che potranno prendere il posto del capolavoro di Mordecai Richler.

L’Orologiaio Cieco di Richard Dawkins languiva invece sulla libreria da tempo. Non certo perché non avessi voglia di leggerlo. E’ che l’ultima fatica dell’etologo britannico, Il racconto dell’Antenato, ha mantenuto i suoi effetti per un buon semestre. E siccome Dawkins non è prolifico come Dumas, e quando avrò finito di leggere tutti i suoi libri sarò piuttosto triste, sto cercando di centellinarlo. L’ho portato al mare perché non c’è niente di meglio che leggere Dawkins a contatto con la natura…

All’Ipercoop c’erano i libri con lo sconto del 30% e quando ho trovato un titolo di Saramago non ho saputo resistere alla tentazione. Era dal ritorno da Lisbona che avevo in programma di leggere questo autore, finora a me completamente sconosciuto, ma che da quanto letto su di lui prometteva benissimo. Il fatto che meno di un mese dopo la mia tardiva scoperta sia morto è  solo una coincidenza che fa ora apparire questa scelta più banale di quanto non fosse. O meglio, è una tragedia, non una coincidenza, e mi sento di dirlo a priori, anche se magari questo Memoriale del Convento dovesse rivelarsi una palla. Voi direte perché Memoriale del Convento e non invece Cecità che mi era stato consigliato, tra gli altri, da Brumella? Per tre motivi. Perché cominciare a leggere un autore dalla sua opera migliore vuol dire che, dopo, tutte le altre sembreranno un po’ meno belle. Perché Memoriale è stato pubblicato da Feltrinelli e non dalla Einaudi che Saramago ha rinnegato (e come poteva essere diversamente, per una casa editrice che è passata dalle gloriose mani del nome che porta a quelle di Berlusconi…). E last but not least perché Cecità non era in sconto del 30% all’Ipercoop…

Infine ho buttato dentro la borsa l’ennesimo libro di Dumas padre. E’ pur vero che non sono mai riuscita a finire la sua biografia di Napoleone (ma si tratta anche di non ricordarmi più dove l’ho messa…) ma insomma questa è una biografia di Maria Stuarda (è anche il titolo) figura che mi ha sempre oscuramente affascinato, forse perché c’era un ritratto storico su di lei nell‘Enciclopedia della Fanciulla. Me lo tengo per ultimo perché è meno probabile che riesca a leggerlo, perché sì, insomma, si sa che Dumas è uno dei pochi scrittori di cui è certo che non si possa dire Dumas è sempre Dumas, visto il suo uso disinvolto di "negri" che lo hanno aiutato a completare i centinaia di romanzi scritti.

Se poi proprio dovessi finirli tutti, c’è sempre il thriller del Lombardo Veneto da spolpare. Ammesso che lui riesca a finirlo, visto che attualmente è seduto accanto a me sul divano che legge Starbene. Forse devo preoccuparmi.

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Pensavo si chiamasse Catena di SantAntonio, invece il mio amico tecnologico Hb mi informa che adesso si chiama Meme, e che è sotto questo ben più consono nome che va esportato in giro per la rete.
Il Meme di Hb si ispira a un simpatico gioco dellinfanzia, Dire Fare Baciare Lettera o Testamento… da noi si usava la versione più diretta Bacio Carezza o Schiaffo, ma il risultato cambiava poco, soprattutto quando la penitenza scelta era il bacio, loggetto della penitenza era di un altro sesso e tu avevi undici anni.

Dire: vorrei dire al ministro Padoa Schioppa che se noi disgraziati bamboccioni stiamo ancora a casa la colpa  è sua. E non solo perché lItalia è il paese europeo con la minor quota di edilizia popolare rispetto agli abitanti; non solo perché non cè una regolamentazione del mercato degii affitti per cui le agenzie immobiliari fanno il bello e il cattivo tempo e in paesi piccolissimi come quello in cui lavoro si possono permettere facendo cartello di fissare degli affitti assolutamente fuori mercato; ma anche perché, e questo riguarda specificatamente il ministro in questione, ogni anno lo Stato spende solo per laffitto del Complesso Marini, che ospita alcuni uffici della Camera dei Deputati, la bellezza di 24.691.168,28 euro. Ecco chi fa lievitare gli affitti!!!!

Fare: vorrei fare fagotto e partire. Per dove? Ossignùr, chi può saperlo? Per un qualsiasi altrove, popolato di genti altre e altre usanze, per conoscere, esplorare e farsi conoscere, farsi esplorare. Non viaggio da quasi quattro mesi, a parte i brevi week end in Brianza, e comincia a mancarmi quel senso di straniamento e di lieve avventura che mi prende quando scendo dal treno in una città sconosciuta…

Baciare: vorrei baciare le labbra che sono a mille chilometri da qui. Lo so è banale, ma è davvero lunica cosa che ho voglia di baciare.

Lettera: lettera V come Vaffanculo day. Il prossimo è dedicato al mondo dellinformazione, e dal momento che ho avuto un recente diverbio con una sedicente giornalista, non vedo lora che arrivi il day di mandarli affanculo tutti…  colpevoli di essersi asserviti alla casta politica dominante e averci trascinato giù, al 43esimo posto (o giù di lì, non ho voglia di controllare) nella classifica della libertà di stampa mondiale. Non fatemi specificare che non faccio di tutta lerba un fascio, che la colpa non è soltanto loro, che rispetto la memoria di Biagi e Montanelli e vado in sollucchero quando posso leggere gli editoriali di Bocca. Simili banalità ve le lascio immaginare, il succo del discorso è che in questo Paese la disinformazione domina sullinformazione.

Testamento: lascio tutto alla Doroty, saprà farne buon uso. Tutto tranne il Lombardo Veneto, lui ha un libretto di istruzioni molto particolare e so usarlo soltanto io. Son macchine delicate, questi giovani veci  del Nord Italia…

Come ogni Catena di SantA… ops… Meme va girato ad altri, e io lo rifilo al Dr Kenz. Ebbasta.
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Al volo la lista dei dieci uomini che non mi dispiacerebbe sostituisero per una sera il Lombardo Veneto nella nostra graziosa alcova.

Tanto per spettegolare un po.

1. Jude Law – perché è bellissimo e ha una faccia da stronzo.

2. Steve Buscemi – perché vado pazza per i suoi occhi da rana e la sua aria complicata.

3. Willem DaFoe – perché a cinquantadue anni è più sexy di Heath Ledger e Jake Gyllenhaal  messi insieme.

4.Laurence Olivier – perché se fosse vivo nessuno degli altri potrebbe competere con il suo fascino austero.

5.Michael Caine – perché è lunico che riesca ad essere se stesso in ogni film, e in ogni film è sempre più affascinante…

6.Ewan McGregor – perché di lui si sa per certo che è ben dotato…

7.Edward Furlong  (quando aveva ventanni, cioè prima di diventare un alcolista tossicomane) – perché non sempre mi garban veci

8.Gian Maria Volonté – perché era  lunico maschio latino capace di far scomparire la mia istintiva predilizione per il ceppo celtico

9.Rupert Everett – perché da quando ho visto Sai che cè di nuovo incarna il mio segreto sogno di sedurre un uomo gay

10.Kate Winslet –  purchè non pretenda il sesso orale, ché su una donna mi fa schifo.
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Ancora una sferzante catena di SantAntonio per parlarvi delle "8 stranezze che mi descrivono"… come vorrebbe il sagace Anarcadia.
Dunque, o meglio senza dunque, come diceva il mio prof di greco del liceo, ( "Perché dunque lo devi dire quando hai finito, non quando cominci a parlare" e allora ti impallavi e dicevi: "Quindi…" e giù da capo la ramanzina). Dunque, quindi, andiamo avanti con queste famigerate 8 stranezze.

1 – Quando sono contenta per qualcosa, corro lungo il corridoio di casa, senza motivo, travolgendo mobili e conviventi.
2 – Mi piace farmi graffiare dai gatti, purchè non mi restino cicatrici visibili per più di cinque o sei giorni.
3 – Detesto i bei giovanotti dallaria sveglia e disinvolta, e preferisco gli ultratrentacinquenni con uno spruzzo di grigio sulle tempie.
4 – Ho una sottospecie di casa mia, ma continuo a preferire la casa di mamma e papà.
5 – Se sul mio libro non ci sono almeno tre o quattro libri non va bene, leggerne uno tutto di fila mi annoia.
6 – Amo il grande cinema ma odio Sky.
7 – Almeno una volta ogni quaranta giorni devo cambiare aria, anche solo per un fine settimana, altrimenti soffoco. E per questo che mi sono trovata lammore a distanza.
8 – So mettermi un piede in bocca, e anche dietro la nuca.

Bene, dopo questa confessione lampo non posso che girare la Catena ai soliti noti:
Dr Kenz, La Sufi e Amoramaro. E giacchè ci sono pure a Sbloggata.

Buona catena a tuttiiiii!!!
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La Catena di Amélie

A Lilian piace:

Scoppiare le palline di plastica della carta da imballaggio (cit.)
Fare le parole crociate e il quesito della Susy sulla spiaggia
Spernacchiare nel  bunigo del malcapitato compagno diletto
Farsi dare zampate dalla gatta, a patto che tiri fuori le unghia con moderazione
Stare stdraiata nel letto a pensare, la mattina appena sveglia

A Lilian non piace: 

Fare le fotocopie delle pratiche del Capo
Subire gli sguardi molesti dei clienti rattusi
La puzza di fumo di sigaretta sulla pelle di un uomo
La pellicina del pomodoro nel sugo.
Vedere la faccia di Mastella in tv ad ora di cena.

Ognuno è libero di aderire alla Catena di Amélie in maniera del tutto illogica e casuale.
Non è necessario essere fan del film per provarci… io per esempio lo trovo enormemente sopravvalutato.
Ovviamente se nessuno aderirà mi riterrò una donna fallita e senza speranza e mi murerò viva nel blog.
Finalmente.

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Colpita in piena faccia dalla catena di SantAntonio propostami da Khyes non ho saputo resistere…
Ecco quindi la lista dei "5 libri che ti hanno cambiato la vita".
Per davvero, eh.


Avevo appena 11 anni, quando capii che nella realtà i cattivi vincono assai più spesso che i buoni.

Il primo di giutno dell’anno scorso Fontamara rimase per la prima volta senza illuminazione elettrica. Il due di giungo, Il tre di giugno, il quattro di giugno, Fontamara continuò a rimanere senza illuminazione elettrica. Così nei giorni e nei mesi seguenti, finché Fontamara si riabituò al regie del chiaro di luna. Per arrivare dal chiaro di luna alla luce elettrica, Fontamara aveva messo un centinaio di anni, attraverso l’olio di oliva e il petroli. Per tornare dalla luce elettrica al chiaro di luna bastò una sera.  
Fontamara, Ignazio Silone, 1949.

15 anni per scoprire che ne uccide più la lingua che la spada.
In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l’unico immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità: Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell’errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.  
Il Nome della Rosa, Umberto Eco, 1981.

18 anni, un sospiro di filosofia, e quanto la vita può essere triste e appassionata.
C’era una volta un uomo che aveva sentito da bambino quella bella storia di Abramo (Gen., 22, 1 sgg.): come Dio tentò Abramo e come Abramo resistette nella tentazione, conservò la fede e riebbe per la seconda volta il figlio contro ogni aspettativa. Ormai avanti negli anni, egli leggeva la stessa storia con una ammirazione ancora più grande, poiché la vita aveva separato ciò che la pia semplicità dell’infanzia aveva unito. Più avanzava negli anni e più spesso egli volgeva il suo pensiero a quel racconto, il suo entusiasmo cresceva sempre più, ma tanto meno egli riusciva a capire il racconto stesso.
Timore e Tremore, Sören Kierkegaard, 1843.

Trovare un maestro di vita a 25 anni.
L’aut-aut tra avere ed essere non è un’alternativa che si imponga al comune buon senso. Sembrerebbe che L’avere costituisca una normale funzione della nostra esistenza, nel senso che, per vivere, dobbiamo avere oggetti. Inoltre, dobbiamo avere cose per poterne godere. In una cultura nella quale la meta suprema sia l’avere – e anzi l’avere sempre più – e in cui sia possibile parlare di qualcuno come una persona che “vale un milione di dollari” come può esserci un’alternativa tra avere e essere? Si direbbe, al contrario, che l’essenza vera dell’essere sia l’avere; che se uno non ha nulla, non è nulla.
Avere o essere?, Erich Fromm, 1986

A 28 anni scoprì che in un libro potevano starci la storia, la filosofia, il romanzo.

Mio caro Marco,
Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo daccordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo dun uomo che sinoltra negli anni ed è vicino a morire di unidropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuire la colpa al giovane Giolla, che mha curato in sua assenza. È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: locchio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, mè venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dellanima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone.

Le Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar, 1974.

Ovviamente dovrò torturare qualcun altro con questa storia, se no che catena è? I prescelti sono AnarcadiaAbreast e Amoreamaro… gli altri non si offendano, ma purtroppo i loro nick non iniziano per A (devo pur trovare un criterio, no?)

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10 persone che conosco che mantengono atteggiamenti maschilisti.

 
  1. Mia zia Lilina che quando porta in tavola dice: “Prima agli uòmini” separando le vocali del dittongo per enfatizzare la parola.
  2. Il Capo che mi tratta come se fossi la sua segretaria personale, piuttosto che una dipendente dell’azienda, per esempio mandandomi alla merceria a comprare il metro perché la sua donna vuole comprargli un paio di pantaloni e lui deve misurarsi il giro vita.
  3. Il fratello del mio ex che non si toglieva neanche il piatto da tavola, e sua moglie invece di dirgli muovi quelle chiappone da bradipo rideva.
  4. Il Viveur Napoletano che è contrario alla legge sull’aborto perché tronca una vita ma continua a spargere il suo immondo seme per il mondo alla faccia di sua moglie.
  5. I mega direttori che quando vengono in visita in filiale ti guardano come se fossi una bambola kokeshi senza degnarti della minima attenzione professionale, ignorando che se non ci fosse la bambola kokeshi la filiale andrebbe capasotto.
  6. Mia madre, che quando da piccola volevo tornare tardi mi diceva: chiedi a tuo padre, è lui che comanda.
  7. Il marito di mia cugina che lascia i figli al negozio dalla moglie e se ne va a spasso, come se la cura dei figli fosse demandata esclusivamente alla madre.
  8. Il mio Lombardo Veneto quando mentre sto guidando mi dice attenta di qua attenta di là, con il risultato di mettermi nervosa e farmi commettere dei madornali errori, per poi poter dire che non so guidare.
  9. I clienti che chiamano dottore il collega maschio, e ragioniera me, nonostante io non sia affatto ragioniera e il collega non sia laureato.
  10. Io, che approfitto della mia faccina delicata e del mio sorriso suadente per non pagare mai il caffè.

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