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She, devil

In attesa che youtube carichi il fighissimo video di Lisbona, mi viene voglia di raccontarvi un po’ delle disavventure accorsemi nella tremenda giornata di ieri.

Intanto, quando è giorno di partenza del Lombardo Veneto per le patrie gale… pardon, terre, sto sempre un po’ girata di scatole per principio: si annunciano giorni freddi e solitari. Aggiungeteci l’imminenente fine delle ferie e l’incipiente mal di testa premestruale e avrete un’idea, seppur vaga, dell’umore.

Il viaggio di andata è stato discreto (a parte i soliti pirati della strada) considerando che era giornata da bollino rosso; al ritorno invece, com’è come non è, sulla lunghissima e famigerata deviazione Altamura – Matera si piazza davanti un maledettissimo scavatore a venti all’ora, che blocca il traffico già di per sé intenso per un quarto d’ora. Mentre bestemmio l’assurdità di una legge che in una giornata di traffico intenso impedisce ai mezzi pesanti di camminare ma consente il transito di questi dinosauri e mufloni (perché cornuti sono, i maledetti) arrivo finalmente all’Ipercoop, dove decido di fermarmi per una spesa veloce.

Ovviamente dimentico in macchina la sporta dei surgelati, perciò mi affretto a prendere per ultimi i tranci di merluzzi e mi avvio verso le casse, fortunatamente, vista l’ora (erano le due e mezza) quasi vuote.

Però avrei dovuto immaginarlo. La cassiera era identica, neo a parte, a Roseanne Barr. La tipa davìanti a me aveva quattro stupidaggini, così ero convinta di fare presto.

Illusa.

Si dette il caso che la tipa era una collega di Roseanne, che aveva degli sconti speciali da dipendente, e che voleva quattro scontrini diversi per le quattro stupidaggini che aveva preso. Come se non bastasse, hanno attaccato il bottone, incuranti del fatto che dietro di me c’erano altre persone in fila. La mia roba era tutta accatastata su un lato del nastro perché la malefica si ostinava a non farlo scorrere.

A un certo punto i signori dietro di me hanno dato forfait. Si è avvicinato allora un altro signore, alché Roseanne, degnandosi finalmente di alzare gli occhi, gli ha detto: No, la cassa è chiusa.

Sono andata in Berserk. Il fumo mi usciva dalle orecchie. Le ho urlato che ero lì in fila da un quarto d’ora (ed era vero), che tutta la mia roba era già sul nastro e che non l’avrei certo rimessa nel carrello, e che esigevo (ovviamente non ho usato questo termine, mai e poi mai l’avrebbe capito) che mi facesse il conto e mi facesse pagare.

Al che lei, con la massima flemma, mi risponde: Signora, ma io a lei non ho detto niente.

Il che voleva dire, nel suo stupido linguaggio da terza elementare, che non avendomi cacciata dalla cassa era ancora intenzionata a battermi il conto.

Ho abbozzato, mi sono fatta fare il conto, ho sbagliato il pin del bancomat e ho chiesto pure scusa.

Ma l’aspetto al varco. Prima o poi sarò io dall’altro lato della cassa…

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Succede che ieri è stato il compleanno del Lombardo Veneto.
Quei pochi che lo conoscono non si stupiranno di saperlo, nonostante la notizia sia stata tenuta rigorosamente sotto silenzio.
Talmente sotto silenzio che quando il Cellario e la Priora ci hanno visto entrare in casa con una magnifica (pfffff…) torta al cioccolato e cocco, sono caduti dal pero.
Il motivo di tanto riserbo è l’orsaggine patologica del “festeggiato” (senza festa) il quale piuttosto che sentirsi al centro dell’attenzione di una numerosa compagnia preferirebbe passare un mese nelle miniere di Golconda.
Ma non è questo il punto. Il punto è che l’assenza di feste, preparativi e cotillons ha spinto la mia già proverbiale pigrizia da regalo all’ eccesso, al punto che il malcapitato è rimasto a secco.
La cosa peggiore è che, ovviamente, non ho idea di cosa regalargli.
Scartato il classico dopobarba (peraltro già sfruttato a San Valentino) e qualsiasi regalo tecnologico (da questo punto di vista è autarchico) non resta che buttarsi sull’abbigliamento. Ma l’abbigliamento è materia insidiosa, soprattutto per un uomo che ha l’ossatura da un metro e ottanta e la carne da un metro e sessantacinque. L’effetto mostro di Frankestein è assicurato a meno di non farsi accompagnare in negozio da lui; cosa, quest’ultima, impossibile, in quanto il Lombardo Veneto ormai da oltre dieci anni fa i suoi acquisti esclusivamente in un negozio di abbigliamento maschile di Seregno centro e si rifiuta finanche di varcare la soglia di qualsiasi altro esercizio. Capirete che i costi di trasferta diventano proibitivi.
Ultima soluzione: il libro. Ma anche lì ho già dato alla Befana (a Natale Iddio m’ha voluto dispensare, era a casa da sua madre) peraltro su esplicita richiesta.
A data già scaduta l’interrogativo è ormai drammatico: che fare???
Si accettano consigli di parte maschile. E anche di parte femminile, ma solo se accuratamente motivati.

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Luci rosse.

Ad Amsterdam il Comune sta riconvertendo il Rossebuurt, leggendario quartiere delle ragazze in vetrina. Il turismo sex & freak non sembra essere redditizio quanto quello glamorous e chic delle altre capitali europee. E allora via le ragazze e fuori i manichini, sembra lo slogan di una sfilata di Dolce e Gabbana, e infatti sono proprio gli stilisti olandesi che prenderanno il posto (con le loro creazioni, s’intende, altrimenti si passerebbe soltanto dal turismo eterosex al turismo omosex…) delle belle di giorno.

Proprio ora che anche gli altri Paesi d’Europa cominciavano a guardare il fenomeno con simpatia. Gli inglesi, per esempio,   hanno sfornato da poco, sul tema, una commedia deliziosa, Irina Palm, in cui Marianne Faithful veste i panni di una nonnina dalle mani talmente morbide da tirar su seicento sterline a settimana… a fare cosa, lo potete immaginare, grazie al buco nel muro di un sexy bar di Soho. La delicatezza e l’humour con cui viene narrata una vicenda cancella dalla mente di chiunque l’idea del localaccio zozzo con le donnine ignude e ci ricorda che la funzione dei bordelli è da secoli una funzione sociale… insomma, è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo.

E non serve ricordare che è meglio farlo tra quattro mura piuttosto che alla stazione metro del Banhoof  Zoo.

Tutto questo per dire che sono contraria alla prostituzione.

Che auspico pene più severe per i clienti.

Ma che fino al lontano giorno in cui nessuno sarà più costretto a pagare per scopare, mi sento di affermare con sicurezza che la civiltà di un Paese si misura dallo stato in cui lascia le sue prostitute.

Lo sgombero del Rossembuurt è una sconfitta non solo per l’Olanda, ma per tutta l’Europa che non ha saputo seguirne l’esempio. E adesso, purtroppo, comincia a diventare troppo tardi.

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Ieri sera ho ricevuto il complimento più bello della mia vita. Sono stata paragonata alla donna più divertente della televisione americana dopo Lucille Ball. 

A dire il vero non vesto Prada e non ho neanche una voce così acuta…
Ma quanto a gestualità siamo identiche.
Soprattutto quando lei è ubriaca. 

Grazie, Hb.

Dimenticavo: abbiamo in comune anche il fisico da scamorza. Ça y est.
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Non sprecate il vostro tempo a chiedervi cosa sia, ve lo dico io:
è un puntaspilli.
Nella vetrina di un Casalinghi di Firenze, loggetto più trash che mi sia mai capitato di vedere.
Si sa che non sono propriamente una persona religiosa…
Diciamo pure che sono spudoratamente anticlericale.
Epperò cazzo, a tutto cè un limite!!!
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Io alla Doroty gliel’avevo detto: che cazzo ci esci a fare con uno che non ti garba?
E lei di rimando non capisci niente, l’amicizia tra l’uomo e donna, la solita prevenuta, non esiste solo il sesso e così via. Ma il destino l’aspettava al varco.
Intanto questo cazzone, che  per comodità d’ora in poi chiameremo Il Bonobo, si è fatto venire a prendere da lei. In pratica ha infranto la regola numero zero del corteggiamento, quella che non è neanche scritta talmente è scontata. Ma questo sarebbe anche il meno, considerato quello che aveva intenzione di fare.
Ha portato (si è fatto portare…) la Doroty in un baraccio insulso ai confini della città, uno di quelli in cui d’estate per rimpolpare la serata mettono su il karaoke e vendono le pentole e i piatti. Manca poco che non la portasse a una riunione della Stanhome, ma la Doroty, si sa, è di poche pretese, e si accontenta.
O meglio si accontenterebbe, se il Bonobo, facendo onore alla promiscuità della sua razza, non arpionasse con lo sguardo ogni femmina non accompagnata nel raggio di cinquanta metri.
La cosa è piuttosto imbarazzante, e lo diventa ancora di più quando fanno il loro ingresso nel bar sfigato due vecchissime amiche del Bonobo, che alla sua vista attivano immediatamente  la modalità “spulciarsi a vicenda per favorire la coesione sociale”. Le Bonobe si sono  dunque sedute al tavolo con loro, catalizzando l’attenzione del maschio e rendendo ancora più furiosa la Doroty, che a quel punto si sentiva Charlton Heston nel Pianeta delle Scimmie.
Dopo lunghe mezz’ore di vicendevoli spulciamenti, finalmente il Bonobo ha capito  che dal lato delle Bonobe non c’era trippa per gatti, e si è ricordato della sua vittima designata. Così ha signorilmente (ehm…) pagato il conto e ha portato (ehm… si è fatto portare) a fare un giro in centro.
In centro hanno incontrato la Matrioska.  La Matrioska è un’amica di infanzia della Doroty. Da ragazzine erano praticamente due gocce d’acqua, ma la pubertà ha portato una serie di trasformazioni a seguito delle quali la Matrioska è diventata tanto alta e larga che la Doroty, rimasta minuta, potrebbe tranquillamente starle dentro. Da qui il soprannome. La Matrioska è sempre accompagnata dal Matriosko, il suo ragazzo, prototipo del fidanzato affezionato carino fedele e perfetto. La Doroty è accompagnata dal Bonobo.
Velo pietoso.
E’ dall’uscita del locale che il Bonobo allunga le sue braccia verso la Doroty con ogni pretesto, e lei comincia ad essere piuttosto stufa di essere placcata come una rugbista, quando lui le propone una passeggiata romantica “in un posto panoramico”. Ovviamente, con la macchina della Doroty.
La Doroty che non è proprio del tutto deficiente. Subodora l’inganno e propone di andare sulla piazza principale, che si affaccia sui Sassi.
Evidentemente non è quello che aveva in mente lui, perché le propone subito di andare sul Belvedere, il che è come dire andiamocene in camporella.

Suppongo che la Doroty abbia avuto la confusa immagine di un tizio che si masturbava nel suo corpo sui sedili della sua macchina.  A un certo punto questo tizio alza la testa e lei vede la faccia del Bonobo. 

Io avrei urlato dall’orrore.

Ma la mia sorellina è una tipa tosta, è riuscita a mantenere la calma e a rispondere soavemente: “Veramente sono stanca, vorrei andare a casa.” Il che tradotto in linguaggio maschile suonerebbe più o meno "Mi fai schifo, crepa".
Il Bonobo ha accusato il colpo. Non aveva molto da obiettare, e per di più non era lui che stava guidando, non poteva tentare un itinerario non programmato.
Si è rassegnato alla compagnia di Federica anche per quella sera.
Mia sorella è tornata a casa ridacchiando. Dà una certa soddisfazione mandare un Bonobo in bianco.

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Gloria era bellissima. Immagino lo sia ancora. Somigliava a Sophie Marceau, per la forma degli occhi, grandi e verdi, circondati da ciglia nerissime, e della bocca, carnosa, ben disegnata, eppure estremamente espressiva.
Era una vera Cosmogirl. Ricordo che una volta mi disse di avere quarantasette paia di jeans. In effetti era proprio una di quelle ragazze che dicono: io sono un tipo semplice, vesto sempre in jeans e maglietta. Sì. Jeans attillatissimi da far esplodere il culo e maglia rigorosamente ultra griffata. In un certo senso, io  la adoravo. Era tutto quello che non sarei mai riuscita ad essere: ricca, figa e intraprendente. E anche tutto quello che non avrei mai voluto essere: volubile, superficiale e maledettamente infelice.

Andare in discoteca con lei era una botta tremenda per la mia autostima. Fu un’esperienza che mi fece perfettamente capire come doveva sentirsi l’Uomo invisibile del famoso romanzo di Wells. Anche se, in effetti, qualcuno ogni tanto mi notava. Si avvicinava con fare circospetto e mi sussurrava all’orecchio: “Mi presenti la tua amica?”.

D’altra parte in quel periodo divenni estremamente popolare, e compagni di facoltà che mai mi avevano degnato di uno sguardo, colleghi di lavoro che non mi salutavano neanche la mattina davanti alla macchinetta del caffè diventarono improvvisamente miei grandissimi amici.

Mi ricordo come fosse ieri il giorno successivo alla nostra prima serata insieme in discoteca. Mi aggiravo per le strade della città come una zombie con le occhiaie e una stima di me stessa che si avvicinava molto a quella che provo verso Silvio Berlusconi. Incontrai un mio amico, che passeggiava con la madre, e che le disse: “Mamma, ti presento Lilian. Lilian ha venticinque anni, è laureata, lavora, e non è fidanzata.”  Perché è unammerda, mi veniva da rispondere, ma mi trattenni per non scandalizzare l’anziana signora con il mio turpiloquio.

Gloria in effetti amava circondarsi di amiche cesse, forse per far risplendere ancora di più il fulgore della sua bellezza. Questo comportava una vera rottura di scatole per gli uomini che le ronzavano attorno. Perché quando una strafiga esce con amiche carine, puoi sempre sperare che la serata non vada del tutto sprecata se lei ti dà il palo. C’è la possibilità di un ripiego. Se invece ha solo amiche cesse, stai fresco, e devi investire necessariamente tutto il tuo tempo su di lei.

Gloria questo lo sapeva bene, e credo fosse il solo motivo per cui per un po’ di mesi mi degnò della sua compagnia. Compagnia che, devo ammetterlo, non mi era affatto sgradita: perché Gloria era matta, allegra e musona, lunatica e solare, coinvolgente e destabilizzante. E soprattutto era circondata da ragazzi che, per quanto mi considerassero effettivamente meno che zero dal punto di vista strettamente sessuale, sembravano tuttavia inspiegabilmente attratti dalla mia vena dialettica e dal buffo contrasto che c’era tra la mia aperta autoironia e la sua esuberanza megalomane.

Devo dire alla fine che, con lei, mi sono sempre divertita. Forse per questo anche se ha contribuito a fare tabula rasa della mia vita sessuale in quei tre mesi che siamo uscite più o meno costantemente insieme, conservo di lei un ricordo positivo.

Anche perché tra tutti quegli uomini che non mi degnavano di uno sguardo e le sbavavano dietro, non c’è stato uno che sia riuscito a portarsela a letto. Bon bott.  

 

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